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A273 - Fondazione Zamenhof: intervista al nuovo presidente, l'italiano Brunetto Casini

   

Brunetto Casini, editore pisano (sua la casa editrice Edistudio), è un nome molto noto in ambiente esperantista ed è uno dei pochi che ha l’onore di una pagina nell’edizione italiana di Wikipedia. Alla sua lunga lista di cariche all’interno del movimento esperantista (è stato più volte presidente della Gioventù Esperantista Italiana ed è attualmente responsabile della FEI per i congressi nazionali) si aggiunge recentemente anche quella di presidente della Fondazione Zamenhof (Fondumo Zamenhof). Abbiamo rivolto qualche domanda al presidente Casini, fresco di nomina.

- Quando e con quali scopi è stata creata la Fondazione Zamenhof?

La FZ è stata fondata nel dicembre del 1987, l'anno del centenario dell'Esperanto, e gli scopi erano la creazione di un centro culturale intestato all'iniziatore della Lingua Internazionale, e la diffusione dei suoi ideali a sostegno della pace e della comprensione tra culture.
Il primo dei due scopi è stato raggiunto quest'anno, che tra l'altro è il 150° anniversario della nascita di Ludovico Zamenhof, con la fondazione a Bialystok del Centro Zamenhof, nella strada Warszawska.

- Quali attività svolge il Centro Zamenhof?

È stato fondato quest'anno, poco prima che la città di Bialystok ospitasse, in luglio, il Congresso mondiale di Esperanto; al momento ospita una rivisitazione storica della città, simbolo mondiale della multietnia, attraverso documenti  multimediali del suo aspetto a cavallo della fine del XIX e inizio del XX secolo e un'ampia collezione di documenti filatelici e bibliografici su Zamenhof e sull'esperanto, ma nei prossimi giorni mi incontrerò con i suoi responsabili per progettare ampliamenti della sua attività culturale, che coinvolgano anche tutta la città di Bialystok, capitale della Podlachia, una delle 16 regioni (voivodati) della Polonia e sede di una prestigiosa università.

- Come ti sei avvicinato alla FZ?

A Varsavia, nel 1987, come membro del Comitato Internazionale dell'Associazione Esperantista, ne seguii la progettazione e la nascita, voluta in particolare da Roman Malinowski, allora presidente della Seima, il parlamento polacco.
Negli anni poi la Fondazione ha avuto come presidenti persone che ben conosco e stimo, come il prof. Humphrey Tonkin, già presidente dell'Università di Harward, e Roman Dobrzynski, notissimo giornalista televisivo e regista polacco.
I contatti che mi hanno poi definitivamente avvicinato si sono realizzati quest'anno, in occasione del riuscitissimo Congresso Universale di Esperanto a Bialystok, nel quale avevo la responsabilità del notiziario congressuale, ruolo che mi ha portato a contatto con le autorità cittadine con le quali ho scoperto con piacere di avere in comune molte visioni di lavoro.

- Cosa ti ha portato a diventarne presidente? Quando e come è avvenuta la tua elezione?

La presidenza mi è stata offerta dalle autorità cittadine poco dopo il Congresso di quest'estate, e mi è stata ripresentata con maggiore forza pochi giorni fa, proprio con il dichiarato scopo di voler lanciare, dopo la creazione del Centro, una seconda fase di attività più ampia ed internazionale.
Come l'elezione sia in concreto avvenuta, onestamente non mi è stato riferito, e in fondo non importa granché: gli otto membri del comitato, in rappresentanza della Regione, del Comune, dell'Università e di associazioni di Esperanto polacche e mondiali [per tua personale cultura: UEA, TEJO, ILEI, Gruppo di Bialiystok, PEA], mi hanno eletto nel loro convegno di domenica scorsa.

- Quali sono i tuoi propositi come presidente?

Già da qualche mese sto preparando una serie di iniziative, di carattere internazionale, tese a riattualizzare le idee che Zamenhof ha propugnato e difeso in tutta la sua vita, idee che si potrebbero riassumere dicendo che capirsi è già un po' amarsi.
Sarò a Bialystok, come già accennavo, nei prossimi giorni proprio per confrontarmi con le autorità e vedere quali di questi progetti portare avanti, e con quale priorità.
L'Unione Europea attuale, con le sue 23 lingue e i suoi 27 stati membri, sembra avere una urgente necessità di questi ideali di comprensione e di eguaglianza fra i popoli.

Grazie per l'intervista, buon lavoro presidente!