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A012 I pericoli di volare in inglese

Scritto da Kent Jones. Archiviato in Approfondimenti

Kent JONES I PERICOLI DI VOLARE IN INGLESE PER LE COMUNICAZIONI AERONAUTICHE INTERNAZIONALI

Traduzione di Michele Bondesan

Le Nazioni Unite (ONU) vennero alla luce nel 1945. E l’ONU, a sua volta, ha creato l’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO – OIAC). Nel 1951, l’ICAO ha semplicemente raccomandato l’uso dell’inglese per l’insieme dell’aviazione civile. Ora, se invece di questa semplice raccomandazione, si fosse stabilita una regola, la conoscenza dell’inglese sarebbe stata obbligatoria e tutti i piloti avrebbero sostenuto un esame in questa lingua e sarebbero stati obbligati a parlarla. Invece oggi l’inglese è solo una materia opzionale.

Quando si è raccomandato l’uso dell’inglese è stato per opportunismo. Gli Stati Uniti dominavano il mondo e non avevano conosciuto sul loro territorio le devastazioni della guerra. Potenza economica e politica, gli Stati Uniti erano inoltre grandi produttori di aerei. Dunque che cos’era di più naturale che raccomandare l’inglese come lingua internazionale?

Ma al giorno d’oggi, non si è fatto nessuno studio serio in vista di stabilire le relative qualità di altre lingue. Tuttavia il 20 novembre 1997, la Commissione di Navigazione Aerea dell’ICAO intraprese una missione conosciuta con la sigla ATM-9702. Si trattava di "fornire uno studio dettagliato di tutti gli aspetti relativi alle comunicazioni orali aria-suolo e suolo-suolo nell’aviazione civile internazionale", secondo Gene Griffiths, collaboratore dell’ICAO.

Lo scopo del rapporto era quello di assistere la Commissione di Navigazione Aerea dell’ICAO nelle sue deliberazioni. Parallelamente allo sforzo necessario mirante a rendere meno aleatorio l’uso dell’inglese, la Commissione ha il compito di cercare una lingua più idonea a questo impiego nei secoli a venire; poiché l’inglese presenta delle deficienze che rendono necessaria la sua sostituzione da parte di un’altra lingua.

I PROBLEMI ATTUALI

In tutto il mondo, 569 incidenti aerei su 1017 erano imputabili all’equipaggio. In altre parole, il responsabile di questi incidenti era l’equipaggio, molto più che le deficienze tecniche o le condizioni atmosferiche. Pertanto, se si vuole cercare la sicurezza in modo efficace, bisognerà concentrare la propria attenzione sull’equipaggio, piuttosto che su aspetti fisici. Il suo comportamento a bordo deriva da informazioni ottenute oralmente, scambiate, da un lato, tra i membri dell’equipaggio e, dall’altro, tra questi e l’addetto alla torre di controllo. Nel suo intervento al telegiornale della CBS il 30 e il 31 marzo 1998, Dan Rather ha sottolineato i rischi legati alla situazione attuale.

La mancanza di competenza dei piloti e degli addetti alle torri di controllo, di lingue madri diverse, nell’uso dell’inglese è causa di incidenti aerei. È, d’altronde, una delle cinque categorie di incidenti secondo la Flight Safety Foundation (Fondazione sulla Sicurezza Aerea). La maggior parte di questi incidenti ha luogo al di fuori degli Stati Uniti, ma ci sono degli Americani a bordo, e ciò pone un problema sia per la FAA che per l’ICAO. Per esempio, la collisione sopravvenuta in pieno cielo in India nel novembre 1976, in cui era implicato un equipaggio di tre lingue madri diverse, ha provocato 349 vittime, tra cui due Americani. Allo stesso modo, alcuni membri dell’equipaggio, la cui lingua madre non era l’inglese, sono stati la causa di schianti all’isola di Guam, in Indonesia, a Taiwan ed anche in Colombia nel maggio ’98.

In più, Frank Price, direttore del Personale Internazionale della Navigazione Aerea della FAA, ha dichiarato: "Contrariamente a ciò che succedeva una volta, ora il traffico aereo internazionale si dirige fino nel cuore degli USA. Ciascuno dei Centri di Controllo del Traffico Aereo della FAA è confrontato col traffico internazionale".

Succede persino che i piloti americani stessi cozzino contro delle difficoltà usando la lingua inglese, dato che parlano dei dialetti e anche per il fatto che l’inglese trabocca di omonimi ed omofoni, il che può dar luogo ad interpretazioni erronee.

ALCUNE DEFICIENZE DELLA LINGUA INGLESE

A. L’esistenza di numerose varietà impedisce la creazione di una regola.

1. Dato che l’inglese si è talmente diffuso nel mondo tramite il colonialismo, adesso ne esistono numerosi dialetti. Per esempio, quelli di Australia, Nuova Zelanda, Irlanda, Scozia ed India.

2. Dato che l’inglese non è regolamentato né da un’Accademia, né da princìpi di autorità, abbiamo l’inglese (americano) di Brooklyn, di Boston, degli Stati Uniti meridionali. In Inghilterra c’è la parlata cockney e, d’altra parte, l’inglese parlato nell’ovest di Londra.
3. Poiché i parlanti non sono di lingua madre inglese, essi applicano le loro abitudini linguistiche ai suoni dell’inglese, il che dà luogo a varietà di inglese dall’accento straniero molto marcato, come quello di Nelson Mandela.

B. Incompatibilità col sistema metrico

1. Il Regno Unito, così come le ex-colonie, hanno ora adottato il sistema metrico. Solo gli USA tengono duro.

2. Gli strumenti di bordo sono calibrati in "pollici di mercurio", in "miglia marine", in "nodi" e in "piedi", unità di misura molto strane per il 95% della popolazione mondiale, che ha acquisito un sistema razionale e coerente.
3. Pertanto, il personale aeronautico si vede costretto a tradurre mentalmente queste unità di misura non metriche degli USA, estranee a ciò che hanno imparato a scuola. Un carico supplementare per la mente, per esempio in situazioni critiche, soprattutto se il pilota deve fare i conti con una mancanza di ossigeno o con qualsiasi altro malessere.

C. L’apprendimento dell’inglese da parte di parlanti non anglofoni è reso difficile dalla presenza di molte irregolarità.

Il linguaggio dell’aviazione deve essere acquisito a fondo. Non basta possedere un vocabolario limitato per essere operativi nella navigazione aerea. È fondamentale avere una competenza linguistica che superi di molto l’acquisizione di semplici formule imparate a memoria, per potere affrontare delle situazioni critiche. L’8 maggio 1998 un acquazzone di grandine portò via il radome e ruppe il parabrezza di un aereo di linea con destinazione Chicago. Il pilota, privato dell’uso dei suoi strumenti e della vista del suolo, beneficiò delle istruzioni di un controllore che aveva una grande padronanza dell’inglese e così poté atterrare dolcemente.

Il controllore in servizio al momento dello schianto dell’AA nel 1995 in Colombia avrebbe ben voluto chiedere al pilota la sua posizione fuori dal corridoio aereo, ma non si sapeva esprimere. Jack C. Richards, l’autore di un saggio intitolato "Il contesto nell’insegnamento delle lingue" è del parere che una terminologia specializzata s'impara al meglio nel contesto generale della lingua in cui è utilizzata. L’enfasi (l’insistenza su alcune parole) e l’intonazione rivestono un ruolo importante nella comunicazione e bisogna davvero avere una grande padronanza della lingua inglese per cogliervi delle differenze sottili. Ecco un esempio: "The flight attendant called the passengers’ names". La forma scritta, ovviamente, non lascia dubbi; la frase significa unicamente "L’hostess ha detto i nomi dei passeggeri" L’apostrofo serve ad evitare l’ambiguità. Ma in inglese, la frase "The flight attendant called the passengers names", senza apostrofo, ha un altro senso: "L’hostess ha detto dei nomi ai passeggeri (= li ha insultati). Ora, se questa frase è pronunciata, solo l’intonazione (la musica e il ritmo della frase) permette di interpretarla correttamente.

Come sottolinea Shannon Uplinger, del "Servizio di Traduzione Uplinger", "la conoscenza di una terminologia specializzata – come quella della navigazione aerea -, è assimilata più facilmente quando si sono prima acquisiti gli altri aspetti della lingua, ad esempio i princìpi che regolano la formazione delle parole e la struttura della frase. Insegnare e verificare la conoscenza della terminologia dell’aviazione con l’aiuto di liste di termini ed espressioni, significa fare dei controllori, semplici pappagalli, che sono disorientati quando sono messi a confronto con delle situazioni di volo eccezionali o stressanti; mentre invece le persone che padroneggiano la lingua inglese in generale sanno usarla efficacemente in situazioni molto varie."

Le difficoltà che incontrano i piloti non anglofoni che imparano l’inglese sono enormi. Eccone alcune:

1. I 44 suoni (fonemi) della lingua inglese non possono essere resi foneticamente attraverso le 26 lettere del suo alfabeto. Di qui l’incredibile problema della sua ortografia, quando si sa che ci sono più di 250 modi di scrivere questi 44 suoni. E ciò rende molto difficili la lettura delle istruzioni e la redazione dei rapporti. L’ideale: una lettera per ogni suono.

2. Problemi sollevati dall’accento tonico: quale sillaba bisogna accentuare? È soprattutto dalla cattiva pronuncia che si riconoscono i parlanti non anglofoni. una stessa parola scritta assume un senso diverso a seconda della sua accentuazione. Per esempio "refuse": a) REFuse = detrito; b) reFUSE = rifiutare; c) RE-FUSE = rifondere o rimestare. L’ideale: un accento tonico unico per ogni parola.
3. Forme plurali irregolari: se "man" al plurale diventa "men", perché "pan" non diventa "pen"? L’ideale: tutti i plurali formati allo stesso modo.
4. In inglese circa 300 verbi sono irregolari. L’ideale: niente verbi irregolari.
5. Le vocali hanno maggiore importanza, perché chiarificano il senso delle parole. Ora, l’inglese possiede dodici suoni vocalici (NB: più otto dittonghi) e ciò esige anni di pratica prima di poterli padroneggiare. L’ideale: non più di cinque suoni vocalici, come in spagnolo.
6. Il fatto che una parola inglese ha spesso vari significatici permette di fare dei giochi di parole, ma sconcerta gli stranieri che studiano la nostra lingua. Così, si conosce un dizionario che si gloria di dare 500.000 definizioni per le 100.000 parole che contiene, dunque cinque definizioni a parola! Per delle parole semplici e d’uso corrente come RUN e GET, si trovano trenta significati. Da uno studio di 6527 rapporti di volo redatti da piloti e da controllori e indirizzati alla Aviation Safety Reporting System (Sistema di Sicurezza nella Navigazione Aerea), sono stati rilevati 529 incidenti che Grayson & Billings hanno caratterizzato con l’espressione "ambigue costruzioni sintattiche". L’ideale: delle parole aventi un solo significato non ambiguo.
7. In inglese ci sono circa cinquemila espressioni idiomatiche. Sono costruzioni sintattiche di uso corrente e di cui non si può tradurre il significato delle diverse parole che le compongono. Gli anglofoni madrelingua, ovviamente, manipolano senza alcuna difficoltà questi elementi linguistici a carattere culturale, ma gli altri parlanti no. I piloti anglofoni tenderebbero facilmente a ricorrere spontaneamente a siffatte espressioni in situazioni critiche, lasciando i loro interlocutori stranieri a chiedersi che cosa possa significare un’espressione come "I’m out of time" (Sono in ritardo sul tempo) – si direbbe, pensano, che venga direttamente dallo spazio. Oppure come "dead reckoning" (a caso, a naso): si tratterebbe del numero di vittime? Delle enormità linguistiche di questo tipo abbondano nel glossario Pilot/ATC (Pilota-controllore) del Manuale d’Informazione Aeronautica della FAA. Il capitano John Cox, della compagnia aerea US Airways, dichiarò: "Ci danno un lessico pieno di abbreviazioni, di acronimi e di gergo professionale, ma pensate solo al numero di varietà di inglese che esistono da noi". Quello che diciamo può essere veramente sconcertante, abbiamo dei problemi con gli ossimori, lo slang (gergo), gli omonimi (per esempio, to, too, two), ecc." L’ideale: una lingua con il minor numero possibile di espressioni idiomatiche, gergali e di gergo professionale.

CONCLUSIONE

Tenuto conto di tutti questi inconvenienti della lingua inglese, non è giusto imporre un apprendimento tanto pesante a tutti i non anglofoni. E, a parte questa ingiustizia, bisogna essere coscienti che, ad ogni modo, essi non impareranno veramente l’inglese, essendo questa lingua così difficile per gli stranieri. Bisogna organizzare una commissione incaricata di trovare una lingua che presenti un minimo di inconvenienti, più precisamente una lingua rispondente ai sette criteri sopraindicati. Poi, bisognerebbe sostituire progressivamente l’inglese con quest’altra lingua, più adatta a tale uso.

In attesa, cerchiamo di fare in modo che l’inglese non sia più la fonte di tanti problemi. Uno studio condotto congiuntamente dalla NTSB e dalla FAA inizierà il primo giugno 1998 con un budget di 500.000 dollari. Ma, come afferma Shannon Uplinger, "pur supponendo che si organizzi il migliore apprendimento possibile dell’inglese, non si sopprimeranno mai le ambiguità inerenti a questa lingua e questo non compenserà la mancanza di disciplina, la fatica e gli altri problemi del mestiere. Ma questo apprendimento migliorerà le competenze dei controllori e ridurrà di molto il rischio che costoro e i piloti comunichino tra loro, ma senza capirsi".