A+ A A-

Quale futuro per l'italiano (e per il plurilinguismo) in Svizzera?

Alessio Petralli è un linguista svizzero particolarmente attento alle dinamiche tra linguaggi e media, autore di numerose pubblicazioni, tra cui "L’italiano in un cantone" (Angeli, Milano 1990) e "Media in scena e nuovi linguaggi" (Carocci, Roma 2003). E' membro del gruppo di riflessione apartitico Coscienza Svizzera, impegnato fra le altre cose nella difesa e nella promozione delle diverse identità, lingue e culture presenti nel Paese. In un suo saggio dal titolo "Speranze e apprensioni per il plurilinguismo elvetico" sottolinea che "quarant’anni fa il grande linguista Giacomo Devoto ipotizzava una regressione dell’italiano nel Canton Ticino (che non c’è stata), mentre oggi dobbiamo considerare soprattutto che «sarebbe un fatto di portata europea» la fine del tradizionale equilibrio plurilingue elvetico (che incombe minacciosa)".Una situazione, tuttavia, non ancora compromessa "poiché la Svizzera può trovare la volontà e i mezzi per una rinnovata politica di promozione del proprio plurilinguismo".

MR: Ci può illustrare la situazione della lingua italiana nel territorio della Confederazione?


AP: La situazione per la lingua italiana è buona nella sua area tradizionale di diffusione, ossia il Canton Ticino e le valli grigionesi che confinano con il Canton Ticino. Vi è qualche preoccupazione invece per le altre due aree italofone del Canton Grigioni, poiché Poschiavo e la Bregaglia sono soggette ad un forte influsso della lingua tedesca. Per il resto della Confederazione siamo invece di fronte a un netto calo dell'italofonia che data da qualche decennio a questa parte. Le ragioni di questo calo sono molteplici e i risultati del censimento 2010 potranno forse fornire qualche risposta aggiornata, benché il nuovo metodo di rilevamento (a campione, per ragioni di risparmio) renderà purtroppo molto difficile i confronti con i censimenti precedenti.

MR: Si può parlare di progressiva ghettizzazione?


AP: Il termine è troppo forte, ma è innegabile che se non si correrà ai ripari l'italiano rischia di "regionalizzarsi" se non addirittura di "cantonalizzarsi. Va però subito detto che la nuova legge sulle lingue potrebbe aiutare ad evitare questa deriva. Naturalmente le leggi da sole non sono sufficienti;serve anche, e soprattutto, un forte e costante impegno da parte delle minoranze.

MR: Quali sono le politiche già messe in campo o ancora da attuare per riequilibrare lo squilibrio creatosi?

AP: Come si è appena accennato, la nuova legge sulle lingue dovrebbe aiutare, favorendo una presenza più forte dell'italiano oltre Gottardo, in particolare nell'amministrazione federale. Ma le resistenze non mancano e bisognerà vigilare.

MR: Il Canton Ticino e le comunità svizzere di lingua italiana come vivono la situazione? La Svizzera è a rischio frammentazione?

AP: No, la Svizzera non è assolutamente a rischio di frammentazione, ma è innegabile che negli ultimi anni, nell'ultimo ventennio della globalizzazione, la coesione nazionale ha conosciuto qualche difficoltà. Si tratta quindi di riflettere sul valore del modello elvetico plurilingue e di evitare che in poco tempo si stemperi quanto di buono la Svizzera ha saputo costruire nel corso di una lunga storia di successo.