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Il padre della linguistica moderna

Scritto da Simone Valesini - daily.wired.it . Archiviato in Approfondimenti

156 anni fa nasceva Ferdinand de Saussure, uno dei più grandi linguisti del '900. La sua fama è dovuta agli studenti che pubblicarono il materiale dei suoi corsi dopo la morte
26 novembre 2013
 

“ È per caso parente del famoso linguista svizzero?”, si sentì chiedere una volta mentre era ancora uno studente dell' Università di Lipsia. Peccato che il famoso linguista fosse proprio lui: ancora ventiduenne infatti, Ferdinand de Saussure era già uno dei più famosi indoeuropeisti d'Europa. In seguito, complice un carattere schivo e riservato, si sentì poco parlare di lui, fino alla riscoperta dei suoi lavori (pubblicati postumi dai suoi stessi studenti) che a partire dal secondo dopoguerra rivoluzionarono lo studio e l'idea stessa che abbiamo oggi del linguaggio. Considerato oggi il padre della linguistica moderna, Saussure nacque a Ginevra, il 26 novembre 1857.

Cresciuto in una famiglia di accademici (il padre era un famoso entomologo, i fratelli un celebre sinologo e un esperantologo), Ferdinand dimostrò sin da piccolo un'intelligenza vivace, e una passione per lo studio delle lingue, che lo portò a studiare filologia prima all'Università di Lipsia, e poi alla Friedrich-Wilhelm-Universität di Berlino. Laureatosi nel 1880, venne quindi chiamato ad insegnare a Parigi, che lasciò in seguito per trasferirsi alla più modesta Università di Ginevra, trascorrendovi il resto della sua carriera.

In questi anni compì studi rivoluzionari sulla struttura e la natura del linguaggio, e sulla scienza che se ne occupa: la linguistica. Molte delle sue idee ebbero in seguito grande fortuna: distinzioni come langue e parole, sincronia e diacronia, segno, significante e significato, sono ancora oggi il pane quotidiano per gli studenti di linguistica, di filosofia e di scienze della comunicazione di mezzo mondo. E questo malgrado non abbia mai pubblicato i suoi risultati. Lavorò infatti per anni a un grande testo che avrebbe dovuto raccogliere le sue indagini, senza riuscire però a completarlo, almeno in vita.

Furono i sui studenti a diffonderne le idee, raccogliendo dopo la sua morte, avvenuta il 22 febbraio 1913 (a soli 57 anni) gli appunti e i materiali delle sue lezioni in un volume intitolato “Corso di linguistica generale”. Nel libro Saussure propone la visione delle lingue come oggetti sociali, costruiti dalla comunità dei parlanti a partire da un'associazione arbitraria tra un significante (le parole) e un significato (i concetti), e in cui il valore di ogni elemento è definito unicamente dalla struttura del sistema stesso, ed è in continua evoluzione. Si trattava di una visione rivoluzionaria, perché permetteva di superare l'idea di un legame naturale tra le lingue e il mondo (negando cioè che le parole fossero etichette applicate a un sistema di concetti preesistente), in favore di una concezione del linguaggio come istinto o predisposizione propria della specie umana, che crea dei sistemi linguistici (le singole lingue) che a loro volta contribuiscono ad articolare l'esperienza e la comprensione del mondo.

L'impatto del lavoro di Saussure non fu però immediato. Si dovette infatti aspettare la terza edizione, del 1931, perché il testo iniziasse a circolare, e la sua fortuna arrivò davvero solo nel secondo dopoguerra. Quando iniziò ad essere letto, il libro ebbe però un effetto dirompente, influenzando profondamente non solo la linguistica, ma anche discipline come filosofia, antropologia e psicologia, e portando alla nascita della semiotica.