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Approfondimenti

La morte di un popolo e di una lingua in un nuovo romanzo in esperanto.

Scritto da Carlo Minnaja. Archiviato in Letteratura

Ogni giorno si estingue un popolo e con lui la sua lingua. Quello di cui ci racconta lo storico australiano Trevor Steele è il popolo della Tasmania, secondo un genocidio che può considerarsi tragicamente completato nel 1876; il titolo dell’originale in esperanto è Paradizo ŝtelita (Un paradiso rubato). Negli anni centrali del XIX secolo gli inglesi si sono stabiliti nella Tasmania, venendo a contatto, spesso cruento, con la popolazione locale, che si vedeva a poco a poco privata delle proprie terre. Il pretesto era che, essendo i locali dediti al nomadismo, occupavano un territorio molto più vasto di quanto sarebbe stato loro sufficiente per vivere se si fossero dedicati all’agricoltura stanziale, e i coloni inglesi ritenevano di potersi impossessare delle terre incuranti del fatto che così veniva sconvolto il modo di vivere degli indigeni. I vari governatori inglesi per evitare le lotte tra coloni e aborigeni hanno spinto questi ultimi in un’isoletta a nord della Tasmania, dove sono stati lasciati al loro destino.

La protagonista femminile è una bella e giovane locale, Trukanini, che subisce violenze di ogni tipo dai colonizzatori, anche da un pastore inglese che alla fine la sposa, ma poi la abbandona per tornare da trionfatore in Inghilterra, dopo essersi arricchito tramite i “programmi di aiuto” che la sua patria inviava per finanziare la colonizzazione di queste nuove terre. Trukanini muore sola a 60 anni, unica depositaria della lingua indigena, in cui proferisce l’ultima parola.

Altri romanzi in esperanto di Trevor Steele hanno raccontato di altre colonizzazioni violente nell’emisfero australe da parte della potenze europee; Sed nur fragmento (Solo un frammento) racconta della colonizzazione della Nuova Guinea. Sono messe a confronto due mentalità: quella capitalista occidentale che conquista la terra e quella indigena che ritiene che la terra appartenga a tutti e che si debba lasciarla alle generazioni successive così come la si è ricevuta da quelle precedenti. Il fatto che i libri di Steele su questi argomenti appaiano in esperanto è una conferma dello spirito non violento veicolato dalla lingua internazionale.