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Approfondimenti

Ŝtupoj sen nomo (Gradini senza nome) di Baldur Ragnarsson

Scritto da Nicolino Rossi. Archiviato in Letteratura

Baldur Ragnarsson

Gradini senza nome (Ŝtupoj sen nomo) è la prima raccolta di poesie originali in lingua Esperanto del poeta e scrittore esperantista islandese Baldur Ragnarsson (1930), pubblicate nel 1959 presso la Casa Editrice Stafeto, nelle Isole Canarie. Si tratta di un volumetto di 128 pagine contenenti un Prologo o Prefazione dell'Editore stesso, Prof. J. Régulo Pérez, sessantasei liriche e tre tavole decorative di Picasso. Al suo apparire, la raccolta destò subito interesse e perplessità e fu subito chiaro che si trattava di una poesia innovativa nello stile e nei contenuti, che rompeva con la tradizione "parnasiana", tanto promossa e curata dalla Scuola di Budapest, sotto l'impulso dell'altro geniale poeta esperantista Kálmán Kalocsay. Questi, richiesto di scrivere la prefazione, dopo lungo esitare aveva rifiutato e consigliato sia l'Editore che B. Ragnarsson di evitare o quantomeno procrastinare la pubblicazione di una raccolta di poesie troppo in rottura con la tradizione, o comunque intrise di uno spirito d'avanguardia che non sarebbe stato compreso. Pur utilizzando e rispettando spesso forme e schemi poetici tradizionali, come il sonetto e la terzina, o brevi strofe con rime d'effetto drastico e con forte vigore evocativo, il poeta vi intreccia versi liberi, con temi sobri, non convenzionali, di forte impatto drammatico circa la riflessione dell'uomo per la propria umana condizione ed il proprio futuro. E' la poesia di un uomo a volte perplesso, a volte inquieto, il cui stato d'animo è spesso lacerato dalla stoltezza del genere umano in corsa folle verso una catastrofe che non vede o non vuole vedere. Spesso le brevi liriche di Gradini senza nome affascinano e meravigliano il lettore con la novità delle metafore, tramite la freschezza ed il coraggio del diretto interloquire con l'uomo e gli eventi che lo tormentano od esaltano, nella scintillante espressività di un gioco linguistico che denota una profonda maestria nell'uso lessicale della lingua internazionale. In generale, la poesia di Ragnarsson tende alla fattualità, evitando un lirismo troppo romantico, cercando di esprimere il concreto attraverso vie oblique dell'indagine mentale, sposate con l'emozione di un cuore pulsante.

Ecco un piccolo, tipico esempio della poesia di Gradini senza nome, nell'originale Esperanto, ed un mio tentativo di trasposizione ( non traduzione ) poetica in italiano:

 

XV. XV.

De mia koro                         Dal mio cuore

ĝis mia cerbo                       fino al cervello

senvoja spac'.                      nessuno spazia.

 

Sed sonĝo brilas                Ma il sogno brilla

tra mia animo                      nella mia anima

dum dorma pac'.                 di sonno sazia.

 

Kaj gvidas sangon              E guida il sangue

tra blanka filtro                      tra il filtro bianco

al transa grac'.                      oltre la grazia.

 

(da pag. 111 di Gradini senza nome/ Ŝtupoj sen nomo)

 

Baldur Ragnarrson, oggi 84enne in pensione, dopo essere stato insegnante ed avere avuto incarichi ministeriali nel suo Paese nel campo dell'Istruzione, ha molto lavorato nell'ambito della poesia originale e tradotta dall'islandese in Esperanto, continuando a pubblicare ulteriori significative, mirabili raccolte poetiche che lo hanno giustamente reso celebre nella cultura esperantofona mondiale.