Approfondimenti

La turoj de l' ĉefurbo (Le torri della capitale) di Mauro Nervi

Scritto da Nicolino Rossi. Archiviato in Letteratura

Mauro Nervi (1959) pubblica nel 1978, all'età di 18 anni, il sua prima raccolta di poesie originali in esperanto, con il titolo Le torri della capitale (La turoj de l' ĉefurbo) presso l'Editrice Esperantaj Kajeroj di Manchester (Gran Bretagna). Trattasi di un volumetto di 120 pagine che desta subito l'interesse dei lettori più attenti all'evoluzione del linguaggio poetico in Esperanto, confermato dalle lodi della critica.

Nel 1978 Mauro Nervi è un giovane brillante studente, in seguito si acquisirà la laurea in Medicina e farà un'altrettanta brillante carriera di medico presso il Dipartimento di Chirurgia dell'Università di Pisa. I suoi interessi però si allargano agli orizzonti delle materie umaniste, con altre lauree e specializzazioni in germanistica e filologie classiche.

Nel 1978 il giovane autore dimostra subito di ben conoscere il mestiere del poeta: scrive una poesia di altissima qualità, sia attraverso un linguaggio classico e ben rimato, sia sul terreno molto più arduo del verso libero, ma con metafore e ritmi di indubbia efficacia, esprimendo nuovi valori poetici. E' subito evidente che Mauro Nervi si sente perfettamente a suo agio nell'espressione poetica in Esperanto e sfrutta magistralmente le sue doti geniali di creatore sensitivo ed erudito di una poesia sonora che attira l'attenzione del lettore sui valori della parola come suono ed evocazione, e meno come spessore e qualità dei contenuti. Tuttavia i contenuti non vanno sottovalutati, in quanto Nervi propone, nel volumetto, una svariata gamma di temi, da meditazioni sui sogni perduti, a evocazioni di sogni irrealizzati o realizzabili, alla sofferenza dell'uomo per il peso e le tragedie del proprio tempo, ai dubbi e considerazioni sulla morale e l'etica degli umani comportamenti. Ecco, a conferma, il suo grido di dolore per il Bimbo non nato:

 

Ne moku min Non burlar me

per via geometria kompato. con la tua geometrica compassione.

 

Varma akvo Acqua calda

en miaj oreloj, nelle orecchie mie

kaj ĉie turkisaj vezikoj. ed ovunque bolle turchesi.

Sed ankaŭ miaj okuloj suĉitaj, Eppur questi miei occhi risucchiati,

mia haŭto krevinta; la mia pelle squamata;

brulanta fajro fuoco che brucia

de foraj ordonoj. di lontani comandi.

Falis la blokoj de l' nokto, Caddero i blocchi notturni,

kaj eksas jam miaj revoj svaniti sono i miei sogni

pri nudaj ŝultroj sur pajlkolora strando, di spalle nude su spiagge color paglia,

neestonta juneco. giovinezza senza futuro.

 

Negrave; en aliajn, pli dolĉajn mistralojn Che importa; in altri maestrali più dolci

mi vaporiĝis. Kaj iam, mi son dissolto. Un giorno,

en la fumoj de via ebrio vi memoros, nei vapori della tua ebbrezza ricorderai

ke Kriston vi jam forpelis; che hai già scacciato Cristo;

sed amare. ma sarà amaro.

 

Ma sono le torri e le case ed i fumi venefici della capitale che lo angosciano gli rovinano i sogni, ecco come ce ne descrive l'atmosfera, in alcuni versi tratti dalla sua Le nostre ore ( Niaj horoj):

 

La fenestroj de l' ĉefurbo                                        Le finestre della capitale

punktas nigregan nokton;                                         ricamano nerissima notte

kaj la polvo dancas post la tramo                           e la polvere danza dietro al tram

rebrile, sub la ruĝaj folioj                                          brillando, sotto le foglie rosse

de mortonta aleo. Kaj ni, virino,                             d'un viale moribondo. E noi, donna,

serĉas en la nokto nian paseon.....                           cerchiamo di notte il nostro passato...

 

ni forgesis la vojon                                                  dimenticammo il viale

gruzan al la pomarboj,                                            brecciato verso i meli,

kiuj spaliras, kiel antikve,                                       che sfilano, come in antichi tempi,

en l'ebenaĵo dumsomere verda....                            sulla verde piana d'estate..

 

 

Sed elfojn kaj feinojn                                                     Ma agli elfi e alle fate

ni jam rezignis:                                                             già rinunciammo:

 ni preferas nian toksan urbon                                     preferiamo la nostra città tossica

kaj ĉi horojn kunajn, kiujn ni disipas                           e queste ore insieme, che dissipiamo

en rememor' pri nevivitaj tagoj.                                 in ricordi di giorni non vissuti.

 

Il giovane poeta si cimenta anche, tramite una poesia non sempre facile ma vibrante al servizio di un linguaggio teatrale colto, nella reinterpretazione di tragedie classiche con due pezzi Clitennestra e Come una parabola, ove il messaggio per lo spettatore/lettore passa attraverso una poesia autentica, sonora ed evocativa, ma non sempre di immediata comprensione. Per capire la poetica di Nervi bisogna essere un ottimo conoscitore della sua lingua ed essere un lettore di cultura medio alta. Il nostro compianto poeta ed eminente esperantista, Aldo de' Giorgi, nella sua prefazione a Le torri della capitale augurava e pronosticava all'allora giovanissimo Mauro Nervi un futuro brillante sulla scena della letteratura esperanto, e non ha sbagliato: Mauro Nervi ha vinto, in seguito, numerosi Primi Premi per la Poesia, ai Concorsi Letterari della UEA, ha pubblicato poesie su varie e prestigiose riviste culturali esperantiste, ed ha pubblicato una seconda raccolta di poesie col titolo I porti (Havenoj) nel 2001.