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Approfondimenti

Invit' al japanesko (Invito al giapponesco) di Miyamoto Masao

Scritto da Nicolino Rossi. Archiviato in Letteratura

Che cos'è un "giapponesco"? E' un termine che qualche raro e datato vocabolario italiano menziona, col significato di "aggettivo scherzoso con riferimento a cose giapponesi...", ma che nella cultura esperantista ha assunto un senso più preciso e letterario: "japanesko = giapponesco" è un modo di poetare nello stile giapponese dell' haiku e dell'uta, due forme di poesia a strofa fissa, che la millenaria tradizione poetica nipponica ha cristallizzato e rese inimitabili in secoli di adamantino isolamento culturale.
Il geniale e indiscusso maestro di tale forma di poesia, trasposta nella composizione poetica originale in lingua Esperanto, è stato il poeta esperantista giapponese MIYAMOTO Masao (1913-1989). Nato in un piccolo villaggio, Miyamoto M. sì è sempre battuto, fin da giovanissimo, per una società migliore nel suo paese oppresso da regimi nazionalistici, schierandosi sempre dalla parte degli umili, lavorando in ambienti dei sindacati rossi e della sezione giovanile nel Partito Comunista giapponese. Per questa sua attività fu anche condannato a due anni di carcere. Imparato l'Esperanto nel 1933 in carcere, divenuto soldato nel 1944 e fatto prigioniero sull'Isola di Okinawa, ritornato in patria ha poi dedicato tutta la sua vita all'attività per il movimento esperantista nipponico, impegnandosi nella traduzione in Esperanto della poesia giapponese e componendo lui stesso poesia originale nella Lingua internazionale.
Nel 1971, all'apice della sua maturità stilistica, Miyamoto M. pubblica la sua opera poetica maggiore Invito al giapponesco (Invit' al japanesko), presso quell'Editore Juan Régulo, La Stafeto, Isole Canarie che per mezzo secolo ha fatto la storia della letteratura originale esperantista.

Si tratta di un volumetto di 110 pagine, con una prefazione di William Auld ed una postfazione del poeta giapponese Ueyama Masao. Entrambi questi testi sono e un commento e un'introduzione didascalica alla raccolta, necessari alla comprensione della poetica di Miyamoto M., che il prefattore definisce "il nostro nuovo grande talento" nel campo della poesia esperantista. Il poeta si dimostra padrone assoluto della suo mezzo espressivo, quella lingua pronta ad essere adoperata in ogni sua latenza, a volte quasi un'effervescenza di sonorità, uno zampillare di toni di inusitata bellezza lirica.
La raccolta si compone, in maggioranza, delle classiche strofe radicate tradizionalmente nella poesia giapponese, che sembra così diversa dai nostri concetti lirici occidentali. Trattasi della strofa chiamata "haiku" (tre versi di 5,7,5 sillabe), e di quella chiamata "uta" (cinque versi di 5,7,5,7,7 sillabe), quindi schemi fissi, molto brevi, che impongono al poeta una concisione di concetti al limite del possibile, accompagnata da una sonorità del verso sospinta oltre l'immaginabile. Sopratutto la brevità dell' haiku obbliga spesso il poeta ad un accostamento dei concetti senza il collegamento logico delle preposizioni, all'uso della verbalizzazione diretta di aggettivi e sostantivi, all'uso esteso dell'avverbio derivato, che la lingua Esperanto rende possibile grazie alla sua peculiare elasticità lessicale. Ne scaturisce una poesia delle impressioni immaginativo-visive, dai tocchi a pennellate impressionistiche, i cui colori ridanno, al lettore, più di uno spunto di meditazione.
Sarebbe facile scegliere e proporre esempi di tale lirica anche al lettore italiano che non padroneggia l'Esperanto, ma occorrerebbe un talento nell'arte della traduzione, ove spesso emergono ostacoli insormontabili. Si possono solo tentare delle "pallide" trasposizioni: la poesia di Miyamoto Masao è il classico esempio che impone il saper la sua lingua per poterlo gustare in pieno. Proviamo con tre haiku:


Post pluv' printempa                                                Già piovve, aprica
per plena pur' profilas                                              e pura si profila
pagod' pratempa.                                                      pagoda antica.


Langvoro cindra                                                         Languor interno
en kor' krizaĝa kreskas                                            cresce nel cuor senile
sub nubo vintra.                                                         qui nell'inverno.

Trablankas mevo                                                       Bianco gabbiano
sur blank' kaj bluo laga                                             sul biancazzurro lago
- ĉiel' de revo. -                                                           celeste arcano.

ed un "uta":

En pluv' subtila                                                           Pioggia sottile
forflosas florpetaloj                                                    fa galleggiare i petali
sur kort' de templo...                                                  davanti al tempio...
Lontanas rememoro;                                                Già lontano il ricordo;
mi restas en kontemplo.                                           mi fermo e lo contemplo.

Con Invito al giapponesco il poeta ha messo una pietra miliare nella evoluzione del linguaggio poetico esperantista, trasmettendo all'occidente i sapori e le atmosfere magiche, rarefatte e cristalline della concisione lirica orientale.