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FEI: Europa unita contro la discrimazione

 I bandi dell'Unione Europea non possono essere pubblicati nelle sole lingue inglese, tedesco e francese. La sentenza di secondo grado della Corte di giustizia dell'UE non lascia adito a dubbi e rende giustizia all'Italia riconoscendo, inoltre, che l'obbligo di sostenere le prove di selezione in tali lingue costituisce discriminazione. La decisione dell'organo di giustizia, tuttavia, non comporterà l'annullamento dei concorsi svolti, «al fine di salvaguardare il legittimo affidamento dei candidati selezionati».

 

In precedenza, già il difensore civico europeo Nikiforos Diamandouros, aveva invitato le istituzioni europee e nel particolar casola Commissione al rispetto di tutte le 23 lingue ufficiali, perchè ''i cittadini europei non possono effettivamente esercitare il loro diritto di partecipare al processo decisionale quando i documenti delle consultazioni pubbliche non sono disponibili in tutte le lingue ufficiali dell'Unione''.

La Federazione Esperantista Italiana accoglie con soddisfazione la sentenza della Corte. La democrazia, infatti, poggia su tanti pilastri, tra i quali quello linguistico, che ne garantiscono l'equilibrio. Adottare una o più lingue etniche come 'preferenziali' genera discrimazione e causa inevitabili controversie. Per questo, partendo da questo principio, nel 1887 Ludovico Zamenhof ha presentato al mondo l'esperanto, una lingua ausiliare non etnica con la quale gli uomini si potessero mettersi in comunicazione pacificamente e
fraternamente.