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L'esperanto patrimonio della cultura polacca

Scritto da Redazione. Archiviato in Notizie

Il 20 novembre Małgorzata Omilanowska, ministro polacco della cultura e del patrimonio nazionale, ha approvato l'inserimento della lingua Esperanto nel patrimonio culturale immateriale della Polonia. Questo è il risultato degli sforzi avviati da Edmund Wittbrodt, membro del Senato polacco, e il signor Kazimierz Krzyżak, membro del consiglio della sezione polacca del Partito Europa-Democrazia-Esperanto (EDE). L'EDE è è un movimento politico nato nel 2003 che propone l'adozione dell'esperanto come seconda lingua di tutti i paesi membri dell'Unione europea, al fine di facilitare la comunicazione diretta tra gli europei.
 
Il successo attuale è il primo passo verso il riconoscimento come parte del patrimonio culturale immateriale dell'umanità da parte dell'UNESCO della lingua iniziata dal polacco Ludovico Zamenhof. Attualmente l'Associazione Universale di Esperanto (Universala Esperanto-Asocio, UEA) è partner consultivo dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura dal 1954, quando l'UNESCO con una risoluzione approvata a Montevideo, ha riconiscutìuto ha riconosciuto che i risultati ottenuti dall'esperanto in materia di scambi culturali coincidono con gli scopi e gli ideali dell'UNESCO. Un ulteriore riconoscimento ancora più esplicito, è giunto nel 1985 con la risoluzione di Sofia, con la quale si chiede "al Direttore Generale di seguire costantemente lo sviluppo dell'esperanto come strumento per una migliore comprensione fra nazioni e culture diverse".
Il servizio di biciclette pubbliche di Varsavia, il più grande dell'Europa orientale, è stato chiamato, dopo attraverso un sondaggio condotto su Internet, “Veturilo" (in lingua Esperanto "veicolo"). Proprio nella capitale polacca, infatti, nel 1887 Ludwig Lejzer Zamenhof ha pubblicato l'Unua libro ("Primo libro") in cui presentava al mondo la sua Lingvo Internacia ("Lingua internazionale"), presto ribattezzata Esperanto ("colui che spera"), lo pseudonimo con cui era firmato il volume.