Dichiarazione della Federazione Esperantista Italiana in occasione della Giornata della Lingua Materna 2015

Il 21 febbraio di ogni anno si celebra la Giornata della Lingua Materna, istituita nel 1999 dall'Unesco nell'anniversario delle proteste scoppiate nel 1952 a sostegno del bengalese. Il “Comitato dell'Assemblea Costituente del Pakistan”, infatti, aveva annunciato l'ufficialità del solo urdu nel Pakistan orientale (l'attuale Bangladesh) a sfavore della lingua parlata della maggior parte della popolazione.

Ogni individuo è portatore di diritti inalienabili, tra cui quelli linguistici. Questi, tuttavia, sono spesso violati anche vicino a noi. Il mondo, attraverso la resistenza e la liberazione di Kobane, ha preso per esempio della questione curda, il popolo a cui sono negati la patria, divisa da una molteplicità di Stati, e l'uso della propria lingua madre in pubblico.

Non necessariamente dobbiamo spostarci in altri continenti per trovare esempi di politiche discriminatorie. E' sufficiente rimanere nei nostri confini: l'italianizzazione forzata delle "minoranze", come ad esempio nell'Alto Adige/Sudtirol oppure nell'Istria e nella Dalmazia. Queste politiche, violando i diritti dell'uomo, creano tra le comunità solchi profondi e difficili da colmare.

Ciascuno di noi è partecipe attraverso la vita politica e sociale di una comunità: negli ultimi decenni si parla molto di integrazione, inclusione contrapposti all'esclusione ed all'apartheid. La lingua può includere o escludere ma è sbagliato considerare la diversità come un ostacolo alla comunicazione. La Federazione Esperantista Italiana (http://www.esperanto.it) considera, invece, tale diversità linguistica come una fonte costante e irrinunciabile di ricchezza.

La chiave di tutto è il rispetto, uno dei principi fondamentali del movimento esperantista. Come spiega il Manifesto di Praga, "la disparità di potere fra le lingue è alla base di una continua insicurezza linguistica o di una diretta oppressione linguistica per grande parte della popolazione mondiale. Nella comunità esperantista gli appartenenti a lingue maggiori e minori, ufficiali e non ufficiali, s'incontrano su un terreno neutrale, grazie alla volontà reciproca di realizzare un compromesso. Tale equilibrio tra diritti linguistici e responsabilità crea un precedente utile a sviluppare e valutare altre soluzioni per la diseguaglianza linguistica e per i conflitti generati dalle lingue."

Il terreno neutrale di cui parla il Manifesto di Praga è l'esperanto, la lingua che da oltre un secolo rappresenta un esempio di efficace comunicazione e rispetto interculturale, forte anche di due risoluzioni Unesco (Montevideo 1954, Sofia 1985).

 

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