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Una lingua oggi festeggia i suoi 132 anni di vita e di costante crescita: è l’esperanto, lanciato il 26 luglio 1887 dal polacco Zamenhof attraverso la pubblicazione di un opuscolo in russo a Varsavia. All’inizio, questa lingua non aveva nemmeno un vero nome. Il libricino si intitolava laconicamente “Lingua internazionale” e venne tradotto in francese, inglese, ecc. Sulla copertina c’era anche lo pseudonimo dell’autore “Dottor Esperanto”, il dottore che spera.

La lingua da allora si è diffusa, nonostante i conflitti mondiali e le persecuzioni da parte dei totalitarismi, per offrire un fondamento neutrale sul quale gli uomini possano mettersi in comunicazione egualitariamente e fraternamente. Per abbattere le barriere dell’incomunicabilità tra persone di diversa cultura. Si può apprenderla con lezioni dal vivo presso i gruppi locali, studiandone un libro di grammatica oppure con internet. Oltre i corsi gratuiti offerti dalla Federazione Esperantista Italiana, c’è anche Duolingo.

Nel febbraio 2019 l'Associazione Mondiale per l'Esperanto si congratula con L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco) per la crescente attenzione verso i temi della diversità linguistica, sottolineando allo stesso tempo l'esigenza di un maggior impegno e un più largo dibattito su giustizia e uguaglianza linguistica.

Il primo numero del Corriere dell'Unesco, disponibile online nelle sei lingue ufficiali dell'organizzazione (inglese, francese, spagnolo, arabo, russo e cinese) e in portoghese e in esperanto (come da contratto), contribuisce in modo significativo a portare l'attenzione del pubblico internazionale circa le lingue delle popolazioni indigene. La rivista è scaricabile dal sito dell'Unesco (https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000366654_epo) e dal sito web del Corriere (http://kuriero.esperas.info).

Questo numero è un prezioso complemento all'opera pubblicata nel 2018 dall'UNESCO e dalla Cambridge University Press, intitolata "Conoscenze indigene per la valutazione del cambiamento climatico e l'adattamento ad esso", che mette in evidenza l'essenza del sapere indigeno di fronte alle nuove sfide globali. Per le popolazioni indigene, la lingua non è solo un marchio di identità e appartenenza al gruppo, ma anche un mezzo di trasmissione dei valori. Si tratta di un intreccio di conoscenze essenziali per la sopravvivenza delle persone di un particolare territorio.

L'Associazione Mondiale per l'Esperanto, la cui sezione italiana è la Federazione Esperantista Italiana (www.esperanto.it), da oltre 60 anni lavora con le Nazioni Unite (ONU) in molti settori, tra cui quello della Cultura e promuove l'impegno multilaterale del movimento esperantista per un mondo più pacifico, giusto e sostenibile.

La Federazione Esperantista Italiana si congratula con il regista Alfonso Cuarón per la vittoria dell'Oscar 2019 alla miglior regia per il film Roma. Egli aveva già vinto già nel 2014 l'ambito premio per la direzione del film Gravity.

Il regista messicano ha più volte dimostrato la sua simpatia verso l'esperanto, la lingua internazionale iniziata da Ludovico Zamenhof. Cuarón si è avvicinato alla causa durante l'adolescenza dopo la lettura del libro "Niebla", un libro dello scrittore spagnolo Unamuno, come spiega il regista spagnolo, "ho subito provato simpatia per il vecchio zio della ragazza che piaceva al protagonista, un anarchico eccentrico che parlava l'esperanto. E nessuno lo capiva, perché diceva tutto in esperanto. Ma la cosa buona è che tutto ciò che stava dicendo in esperanto, tutto ciò di cui parlava, era la fratellanza dell'umanità. Quindi per me sono molto connessi, l'idea dell'esperanto e questo concetto".

Il 21 febbraio 1952 la polizia ha ucciso a fucilate, nell'Università di Dhaka (oggi capitale dell'odierno Bangladesh, allora città del Bengala Orientale) molti studenti scesi in piazza per il riconoscimento della loro lingua madre, il bengalese (bangla / bn / বাংলা ভাষা), che si voleva espellere dall'università a favore di una lingua "più grande", parlata dai potenti di allora.

Si tratta di un fatto che si ripete, in diverse forme, continuamente in tutto il mondo e attraverso tutta la storia, non solo in Asia, ma anche negli altri continenti, come in molti paesi europei e particolarmente nei continenti extraeuropei, verso le lingue indigene, le lingue degli antichi abitanti. In pratica, questo accade di solito per le spinte, gli obblighi o qualunque imposizione per l'uso di una lingua, ad esempio l'inglese, il francese ma non solo, da parte di una grande potenza economica, politica, militare o statale, per rafforzare la propria posizione nel mondo - a sfavore delle locali lingue materne.

Sabato 16 e domenica 17 febbraio torna in scena a Roma (Teatro Planet, h. 21,00) il "Doktoro Esperanto", spettacolo ispirato dal libro "Una voce per il mondo" di Vitaliano Lamberti. La rappresentazione teatrale, scritta e diretta da Mario Migliucci con la regia di Giancarlo Fares, racconta le vicende di Ludwig Zamenhof, l'iniziatore dell'Esperanto.

"Mi ha attratto - spiega Mario Migliucci - la storia di quest'uomo che ha vissuto tenendo sempre vivo il suo ideale, un ideale di fratellanza, di comprensione autentica. Zamenhof è stato certo un idealista, ma non cieco a tal punto da illudersi di poter cambiare in un sol colpo gli uomini e il mondo.

Lo spettacolo, che ha debuttato al Teatro dell'Orologio nel 2007, ruota intorno al tema della non comunicazione e alla figura di Ludovico Zamenhof, riconosciuto nel 1959 dall'Unesco come una delle grandi figure dell'umanità. Il Doktoro Esperanto, infatti, è lo pseudonimo scelto da quest'ultimo per presentare al mondo una lingua per superare gelosie e rancori: l'esperanto.

"Con l'esperanto - conclude Migliucci - Zamenhof ha voluto offrire a ogni singolo uomo, a partire da se stesso, uno strumento di conoscenza, di sconvolgimento di prospettive, di elevazione."

Sul sito https://revuoesperanto.org è possibile scaricare gratuitamente il numero di Dicembre della rivista Esperanto, il periodo più famoso in esperanto, alla sua 112esima annata di pubblicazione.

Gli esperantisti che non sono ancora membri dell'Associazione Mondiale per l'Esperanto (UEA) possono così scoprirne il contenuto: articoli di notizie, articoli, recensioni, ecc. Nel numero sono pubblicati vari articoli sul Congresso Universale che si terrà quest'anno a Lahtio, in Finlandia.

Andrea Bocelli

In occasione dell’edizione nella lingua internazionale esperanto dell'ormai classica 'Con te partirò', diffusa nel mondo da Andrea Bocelli, questi ha dichiarato che “nonostante 'Con te partirò' sia divenuta a suo modo un classico e sia stata tradotta in tante lingue ed utilizzata nei contesti più disparati (anche come colonna sonora, dai thriller ai film d’animazione, alle commedie), la versione in esperanto aggiunge un tassello significativo nella piccola grande storia del brano".

La canzone, tradotta da Roberto Pigro ed eseguita da Marco Gatti, è stata pubblicata su Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=syOgJzF7g6k&feature=youtu.be

In occasione dell'anniversario della morte di Daniele Marignoni il 27 gennaio prossimo si sta organizzando una visita al Famedio del cimitero di Crema dove deporre dei fiori ai piedi dell'iscrizione che lo ricorda come colui che "ha introdotto l'esperanto in Italia". L'appuntamento è per le 11 del 27 gennaio davanti al Cimitero di Crema. A seguire, per chi vuole trattenersi, si andrà in pizzeria.

Nel pomeriggio (h. 17.30) a Cremona presso la Casa Sperlari (via Palestro, 32) Davide Astori terrà una conferenza sul tema della Giornata della memoria legata agli esperantisti, dal titolo "Esperanto: La dangxera lingvo: persecuzione e morte per un sogno di internazionalità".

Daniele Marignoni nacque nel 1880 e successivamente dall'Italia emigrò in Germania, dove apprese l’arte della stampa e l’esperanto. Tornato in Italia, per la precisione a San Vito al Tagliamento, Paolet diventò il punto di riferimento per l'editoria esperantista in Italia fino alla fine degli anni cinquanta. Marignoni partecipò al primo Congresso Universale di Esperanto e fu nominato membro del Lingva Komitato, l'equivalente dell'italiana Accademia della Crusca. Oggi il pioniere dell'esperanto in Italia riposa accanto agli altri cremaschi illustri nel Famedio.

Sottocategorie

Ogni anno la comunità esperantista celebra il 15 dicembre, data di nascita di Ludovico Zamenhof, l'autore del primo libro in lingua esperanto. Il 10 dicembre si celebra la Giornata dei diritti umani. Questa è la data del 1948 in cui la Dichiarazione universale dei diritti umani fu accettata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Cosa può unire queste due date? Innanzitutto il fatto che già nel 1947 il nuovo statuto dell'Associazione Mondiale per l'Esperanto conteneva una dichiarazione secondo cui il rispetto dei diritti umani è una condizione necessaria per il nostro lavoro come organizzazione non governativa. In secondo luogo il movimento esperantista da sempre promuove la comprensione internazionale, da un lato, e il riconoscimento dei diritti umani universali, dall'altro.

L'esperanto si è diffuso proprio per questo: è una lingua patrimonio di tutta l’umanità e non di un singolo popolo o Paese, attraverso la quale persone di diverse culture possono pacificamente e fraternamente mettersi in comunicazione.

Il richiamo della Carta al "rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti, indipendentemente da razza, genere, lingua o religione", ci ricorda che l'intolleranza e lo spregio delle differenze linguistiche spesso costituisce la radice della xenofobia e può portare a conflitti violenti tra gli uomini. Questo è il motivo per cui l'Associazione Mondiale per l'Esperanto e la sua sezione italiana, la Federazione Esperantista italiana (www.esperanto.it) promuovono l'uso dell'esperanto e sostengono tutti gli sforzi in direzione dell'uguaglianza, la tolleranza e la pace.

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