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La lingvovendejo

Massimo Acciai

FEI, 2016

8 euro




È uscito nell’estate 2016 il primo libro di racconti interamente in esperanto dello scrittore fiorentino Massimo Acciai, già autore di una quindicina di libri in italiano che spaziano dalla narrativa alla saggistica e alla poesia, presentato al congresso italiano a Frascati e, il 27 ottobre, al Museo Casa di Dante a Firenze (evento in collaborazione con il Museo Casa di Dante, l’Associazione Esperantista Fiorentina e la FEI). “La lingvovendejo”, neologismo creato dallo stesso Acciai, comprende venticinque racconti in buona parte originali di genere prevalentemente fantastico e surreale: si va dalla fantascienza classica di “Blua luno” e “La lasta nokto”, all’horror di “Vespermangxo kun la diablo” e “Nokta vojagxo”, al racconto fantastico-umoristico di “Eraroj” e “La lingvovendejo” (il racconto breve che dà il titolo alla raccolta). L’autore ama i libri e ama le lingue; da queste due passioni nasce questo godibilissimo libro, ricco di riferimenti letterari e di ironia, di invenzioni fantastiche e di riflessioni cosmiche, per trascorrere qualche ora fuori dalla realtà quotidiana, in un mondo di sogno che saprà stupire e regalare brividi.

Il Congresso Internazionale della Gioventù Esperantista avrà luogo dal 5 al 12 agosto 2017 in Togo, nella città di Aneho, la quale si trova a 45 km dalla capitale Lomé. La manifestazione sarà organizzata sul posto dall'Organizzazione Giovanile degli Esperantisti Togolesi con il supporto e la collaborazione dell'Organizzazione dei Giovani Esperantisti del confinante Benin.

Il Congresso Mondiale della Gioventù, giunto quest'anno alla 73esima edizione, è organizzato con cadenza annuale dalla Gioventù Esperantista Mondiale ogni anno in una città diversa, secondo il principio dell'alternanza tra Europa e resto del mondo. All'evento partecipano tra i 300 ed i 500 giovani da tutti il mondo, accomunati dalla lingua e dal comune desiderio di pace e di uguaglianza fra i popoli. L'importanza del plurilinguismo, della diversità culturale, dell'intercomprensione tra i popoli sono i pilastri fondamentali del movimento a sostegno dell'esperanto, lingua diffusasi proprio per offrire un fondamento neutrale sul quale gli uomini possano mettersi in comunicazione egualitariamente e fraternamente.

L'organizzazione del congresso per la prima volta in Africa è da lungo tempo tra le priorità della Gioventù Esperantista Mondiale ed il Togo ha superato gli altri Paesi concorrenti (tra cui il Burundi) grazie alla sua stabilità. L'Organizzazione Giovanile degli Esperantisti Togolesi è stata fondata nel 1994 ed ha aderito alla Gioventù Esperantista Mondiale nel 2000.

Si è tenuto sabato 20 agosto 2016 a Frascati nel Salone degli specchi del comune un convegno sul tema “Esperanto e lingue minoritarie”.  Spirito del convegno è stato quello di indagare la realtà e le caratteristiche delle lingue minoritarie e più in generale delle lingue a rischio, per riflettere successivamente, da un lato, sul tema se l’esperanto lo sia, e in quale grado, e dall’altro per affinare (prendendo spunto dai più recenti esperimenti di rivitalizzazione, o di strategie di sopravvivenza) attività di potenziamento della lingua/cultura esperantista.

Per fare questo, nella prima parte si è dibattuto dello status quaestionis e cioè dei principali tratti distintivi delle minoranze socio-linguistiche a cui è seguita una seconda parte più pratica sulla applicazione concreta all’esperanto delle esperienze raccolte dagli esperti nella prima parte del convegno.

 

Sono intervenuti  il linguista tedesco Martin Haase dell’Università di Bamberg sul tema “Definire una minoranza linguistico-culturale”,  il prof. Giovanni Poggeschi dell’Università del Salento su “I diritti linguistici” in Italia alla luce della nostra legislazione, il prof. Rino Caputo dell’Università Roma Tor Vergata su “L’Italia fra lingua nazionale e dialetti”, Nicola Reggiani, Università di Heidelberg,  su “Minoranze linguistiche nell’antichità”, il prof. Giovanni Agresti, Università di Teramo, sul tema “Per il riconoscimento della minoranza romanì”.

 

Una minoranza particolare, quella dei parlanti della lingua dei segni, è stata presentata da Dino Giglioli, interprete e docente della LIS presso l’Università di Parma, mentre l’ Assessore Regione Autonoma Trentino Alto-Adige/Südtirol,  Giuseppe Detomas, ha presentato il tema della tutela delle minoranze a livello regionale. Infine Renato Corsetti, Università La Sapienza di Roma, ha parlato della situazione di minoranza dell’italiano a livello internazionale.

 

Ha introdotto, moderato e concluso Davide Astori, linguista dell’Università di Parma.

Il pubblico che ha riempito la sala è stato molto interessato e si è dovuto interrompere  l’appassionato dibattito finale per rispettare i tempi.

C’è stato anche un seguito con un dibattito nella sede del Congresso Italiano di Esperanto, che si è tenuto nella settimana successiva a Frascati, su “L’esperanto è una lingua minoritaria?” con una prolusione di Humphrey Tonkin, presidente emerito dell’Università di Hartford (USA).

Gli atti saranno pubblicati in italiano con riassunti in inglese ed esperanto e il libro verrà inviato in omaggio a tutte le università statali italiane ed algi istituti italiani di cultura all’estero.

 
Il 23 agosto la comunità esperantista ha perso il suo più eminente scienziato con la scomparsa del Prof. Reinhard Selten, nato il 5 ottobre 1930. E' stato docente presso la Libera Università di Berlino nel 1969-1972, presso l'Università di Bielefeld nel 1972-1984 e dal 1984 presso l'Università di Bonn. Dal 2006-2014 ha condotto un progetto di ricerca su​ll'economia sperimentale dell'Accademia del Nordreno-Westfalia delle Scienze e delle Arti. Undici sono state le università​ che gli hanno​ conferito la laurea honoris causa.
 
Nell'ottobre 1994 Selten è stato dichiarato, con due economisti americani, vincitore del premio Nobel per l'economia per il suo straordinario contributo alla teoria dei giochi. Nella sua vasta bibliografia scientifica, soprattutto in tedesco e in inglese, ha scritto insieme a Jonathan Pool "Ĉu mi lernu Esperanton? Enkonduko en la teorion de lingvaj ludoj" (Posso imparare l'Esperanto? Introduzione alla teoria dei giochi linguistici, 1982).
 
Sotto la redazione di Selten è apparso in più lingue lo studio "I costi della (non) comunicazione europea" nel 1997. Con Helmar Frank, ha pubblicato il libro Für Zweisprachigkeit in Europa (Per il bilinguismo in Europa, 2005). Presso il Parlamento europeo ha sostenuto la validità dell'Esperanto durante il suo discorso del 9 maggio 2007, tenuto come ospite in occasione del 50° anniversario del Trattato di Roma.
Tra i sei candidati alla successione di Fabrício Valle nella redazione della rivista 'Esperanto', il Consiglio dell'Associazione Mondiale d'Esperanto (UEA) ha scelto Attila Kaszás.
 
"Siamo molto soddisfatti per la qualità delle persone che si sono proposte per questo ruolo importante", ha commentato il Presidente dell'UEA, Mark Fettes. "Ancora una volta la nostra comunità ha mostrato quanto il talento si riesce ancora a nutrire. Il redattore è un membro chiave della nostra squadra, e prevedo che Attila contribuirà su più aspetti al nostro lavoro per il rinnovo della Associazione."
 
 
Professionalmente, Kaszás ha lavorato presso agenzie governative, organizzazioni non governative e società commerciali in vari campi: le politiche giovanili, la gestione ambientale e le relazioni internazionali. Lui ora sta facendo studi di dottorato sulla democrazia elettronica. Membro del comitato ungherese dell'UNICEF e membro del consiglio dell'Associazione degli esperti elettorali europee, ha anche imparatofinora per passione quattordici lingue, e viaggiato, complessivamente in più di quaranta paesi.
 
Kaszás sarà il nuovo direttore della rivista dal numero di maggio di quest'anno. "Durante le ultime settimane ho riflettuto costantemente sulla rivista, sono pieno di idee, argomenti, intestazioni, piani".

Il 21 febbraio 1952 la polizia uccise nell'Università di Dakka, capitale dell’attuale Bangladesh, molti studenti che manifestavano. Quegli studenti manifestavano per il riconoscimento della loro lingua materna, il bengalese, che si voleva eliminare dall'università a favore della lingua "più grande", parlata dal più forte del momento.

 
Si tratta di qualcosa che si ripete, nelle diverse forme, da molto tempo in tutto il mondo e sempre non solo in Bangladesh ma anche in diversi paesi europei, come, per esempio, in Olanda, dove il governo en 2015 ha approvato dei piani per il rafforzamento graduale della posizione della lingua inglese nell'insegnamento a scapito delle lingue materne locali.(1)
 
Questi non sono eventi unici. Sia in Bangladesh che in Olanda, si tratta della stessa logica: "Io sono il più forte, tu stai zitto ed eventualmente, se vuoi parlare, parla la mia lingua". D'altro canto, come ci dicono i linguisti, (citiamo uno di loro, Ken Hale):  "Quando una lingua muore, noi perdiamo una ricchezza intellettuale come se cadesse una bomba sul museo del Louvre". 
 
Pensate ad immaginare cosa succederebbe se in Italia venisse imposto il cinese nelle scuole, in vista di vantaggi commerciali futuri, oppure se l’arabo diventasse lingua ufficiale in Francia. Sono, evidentemente situazioni inaccettabili, ma sono cose che succedono continuamente.
 
Oltre che l'ingiustizia sociale, che si manifesta quando non viene rispettata la lingua madre di qualcuno, si deve essere consapevoli del fatto che le diversità linguistiche e biologiche sono inseparabili, interconnesse e dipendenti una dall'altra. Dalla perdita della diversità linguistica scaturisce la perdita delle conoscenze tradizionali essenzialmente necessarie per una biodiversità permanente, per la vita. (1 Dichiarazione finale, 64° Conferenza NU-NRO, Bonn 2011 e 2 Terralingua)
 
Il 17 novembre 1999 l'UNESCO ha proclamato il 21 febbraio quale Giornata Internazionale della Lingua Materna. Nel 2007 anche l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (3) lanciò un appello agli stati membri per "Promuovere la conservazione e la protezione di ogni lingua usata dai popoli del mondo" contemporaneamente dichiarando l'anno 2008 Anno Internazionale delle Lingue. Nel 2014 l'UNESCO ha pubblicato sulla sua rete anche la versione in lingua esperanto del messaggio del Direttore Generale, Irina Bokova (4). 
 
Come si rapporta a tutto ciò l'esperanto? Le due cose sono in relazione fra di loro perché i valori essenziali di questa giornata, il multilinguismo e il diritto di tutti gli uomini di parlare la propria lingua madre, sono anche i valori che il Movimento Esperantista difende. Noi, esperantisti, vogliamo che nessuna lingua scompaia, vogliamo che tutte le lingue esistano ancora nel rispetto dei diritti di ogni lingua e regni la giustizia linguistica. Per questo scopo da molti anni la Associazione Mondiale per l’Esperanto (UEA) festeggia solennemente questa giornata, fra l'altro per sottolineare che l'esperanto non vuole eliminare le lingue, come fanno, invece, le lingue delle grandi potenze economiche e militari usate come lingue internazionali.   
 
L'esperanto infatti è uno strumento di protezione contro la scomparsa delle lingue, come disse Vigdis Finnbogadóttir (presidente della Repubblica d'Islanda 1980-1996): 
"E' tempo che le diverse nazioni comprendano che una lingua neutra potrebbe fare da vero baluardo alle proprie culture contro l'influenza monopolistica di solo una o due lingue, come oggi sempre più appare evidente. Io sinceramente spero che l'esperanto progredisca rapidamente per aiutare tutte le nazioni del mondo." (5) 
 
E' possibile che qualcuno ancora domandi: " Perché proprio l'esperanto?". La risposta è semplice. Dietro l'esperanto non ci sono nazioni, sistemi economici, aspirazioni imperialistiche, né popoli il cui interesse è la scomparsa di altri popoli, delle loro lingue, per la conquista dei loro mercati. Dietro l'esperanto ci sono solo uomini di buona volontà che mirano all’uguaglianza di tutte le culture e di tutte le lingue ed alla pace fra i popoli.
 
"Rafforzare i diritti linguistici è lo scopo a cui contribuisce essenzialmente L'esperanto." (6 Prof. Robert Phillipson). L'esperanto è lo strumento che dà impulso al raggiungimento di una giusta comunicazione e di giuste relazioni fra etnie, culture, popoli. ".... Io spero che l'esperanto perseveri nell'espletamento di questo doppio ruolo sostenendo la diversità e creando l'unità." (7 Rita Izsàk, Rapporti Speciali delle NU) 
 
Ne consegue che l'esperanto aiuta a far vivere la propria lingua. Questo è il chiaro messaggio che tutti i parlanti Esperanto di tutto il mondo vogliono trasmettere al mondo intero.  
 
Inizia a conoscere la lingua internazionale esperanto (8) mediante http://esperanto.net 
 
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Servizio Informazioni dell'Associazione Universale d'Esperanto (9) 
http://www.linguistic-rights.org/21-02-2016/ 
 
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1) http://www.linguistic-rights.org/dokumento/Final_declaration_64th_UN_DPI_NGO_Conference_Bonn_2011_amendments_Universala_Esperanto_Asocio_UEA.pdf
2) http://terralingua.org/our-work/linguistic-diversity/ 
3) http://www.un.org/en/events/motherlanguageday/ 
4) http://www.unesco.org/new/en/unesco/events/prizes-and-celebrations/celebrations/international-days/international-mother-language-day-2014/ 
5) http://www.linguistic-rights.org/uea/Justa_Komunikado_Lingva_Justeco_Vigdis_FINNBOGADOTTIR_prezidento_de_la_Respubliko_Islando_1980_1996.pdf
6) http://www.linguistic-rights.org/esperanto-125/Dr-Robert-Phillipson-Professor-emeritus-125-years-of-Esperanto.html 
7) http://www.linguistic-rights.org/esperanto-125/Rita-Izsak-UN-independent-expert-on-minority-issues.html 
8) http://www.esperanto.net 
9) http://www.uea.org
 

 

Gli esperantisti celebrano oggi 15 dicembre la giornata della loro letteratura. Le prime opere in esperanto sono dello stesso Zamenhof, che presentando la propria lingua al mondo, aveva pubblicato anche traduzioni e testi originali in esperanto. Gli autori di riferimento nel mondo esperantista sono tanti, provenienti da diverse parti del mondo e da diverse culture. Il risultato della loro opera è una letteratura che si caratterizza per la sua multiculturalità, la varietà di temi, di storie, di stili. 
Prima ancora di diventare giornata della letteratura esperantista, il 15 dicembre è la data di nascita di Ludvig Zamenhof, il polacco che nel 1887 ha lanciato questa lingua, diffusasi in tutto al mondo come strumento neutrale di comunicazione tra persone di diverse cultura. Zamenhof nel 1959 è stato riconosciuto dall'Unesco come “una delle grandi personalità dell'Umanità". L'anno prossimo, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione,la scienza e la cultura omaggerà ancora una volta Zamenhof. Durante la 38° Conferenza Generale chiusasi il 18 novembre è stata ufficializzata la decisione di inserire il 100° anniversario della morte di Ludovico Zamenhof (14 aprile 2017) tra i 53 anniversari con cui l'UNESCO sarà "associata" nel periodo 2016-2017. 
 
Quest'anno il 15 dicembre ha ancora maggior significato. E' stata infatti finalmente pubblicata la "Historio de la Esperanta literaturo", una preziosa opera che attraversa in 54 capitoli tutta la storia della letteratura in esperanto. Un'impresa, di cui si può fregiare l'Italia. Carlo Minnaja e Giorgio Silfer hanno lavorato ai testi, Perla Martinelli alla copertina ed all'assistenza tecnica, Laura Gilda Paccagnella all'impaginazione, alle illustrazioni ed agli indici, Nicola Minnaja e Michela Lipari alla revisione della maggior parte dei capitoli, la ditta Globalprint di Davide Cappelletti di Gorgonzola alla stampa.

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Ogni anno la comunità esperantista celebra il 15 dicembre, data di nascita di Ludovico Zamenhof, l'autore del primo libro in lingua esperanto. Il 10 dicembre si celebra la Giornata dei diritti umani. Questa è la data del 1948 in cui la Dichiarazione universale dei diritti umani fu accettata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Cosa può unire queste due date? Innanzitutto il fatto che già nel 1947 il nuovo statuto dell'Associazione Mondiale per l'Esperanto conteneva una dichiarazione secondo cui il rispetto dei diritti umani è una condizione necessaria per il nostro lavoro come organizzazione non governativa. In secondo luogo il movimento esperantista da sempre promuove la comprensione internazionale, da un lato, e il riconoscimento dei diritti umani universali, dall'altro.

L'esperanto si è diffuso proprio per questo: è una lingua patrimonio di tutta l’umanità e non di un singolo popolo o Paese, attraverso la quale persone di diverse culture possono pacificamente e fraternamente mettersi in comunicazione.

Il richiamo della Carta al "rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti, indipendentemente da razza, genere, lingua o religione", ci ricorda che l'intolleranza e lo spregio delle differenze linguistiche spesso costituisce la radice della xenofobia e può portare a conflitti violenti tra gli uomini. Questo è il motivo per cui l'Associazione Mondiale per l'Esperanto e la sua sezione italiana, la Federazione Esperantista italiana (www.esperanto.it) promuovono l'uso dell'esperanto e sostengono tutti gli sforzi in direzione dell'uguaglianza, la tolleranza e la pace.

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