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Il 21 febbraio di ogni anno si celebra la Giornata della Lingua Materna, istituita nel 1999 dall'Unesco nell'anniversario delle proteste scoppiate nel 1952 a sostegno del bengalese. Il “Comitato dell'Assemblea Costituente del Pakistan”, infatti, aveva annunciato l'ufficialità del solo urdu nel Pakistan orientale (l'attuale Bangladesh) a sfavore della lingua parlata della maggior parte della popolazione.

Ogni individuo è portatore di diritti inalienabili, tra cui quelli linguistici. Questi, tuttavia, sono spesso violati anche vicino a noi. Il mondo, attraverso la resistenza e la liberazione di Kobane, ha preso per esempio della questione curda, il popolo a cui sono negati la patria, divisa da una molteplicità di Stati, e l'uso della propria lingua madre in pubblico.

La Federazione Esperantista Italiana anche per l’anno 2015 ha deciso di assegnare, ai gruppi che ne faranno richiesta, un contributo per iniziative informative.

 

1) Le iniziative- possono essere oggetto di contributo tutte le iniziative realizzate allo scopo di informare sull’esperanto quali:

- campagna di annunci su giornali cittadini o di affissione di manifesti per informare su corsi di esperanto o su conferenze sull'esperanto e sui problemi linguistici ad esso collegati o su altro evento.

- presenza a manifestazioni locali con un tavolo informativo, volantinaggio, ecc.

- conferenza sull'esperanto anche con, ad esempio, presentazione di uno degli ultimi libri e/o opere che si riferiscono al mondo esperantista.

Ci siamo ritrovati, ci siamo contati dopo la grande tempesta della guerra: qualcuno n’è stato travolto e sommerso, qualche altro n’è stato staccato, deluso e scoraggiato forse dal fatto che le idee nobili, progredendo lentamente, avversate, perseguitate, non hanno la forza delle idee deteriori, la forza violenta, inarrestabile che ha generato le guerre. I più sono rimasti: molti compagni nuovi al nostro cammino si sono aggiunti; ma il cammino è ancora lento.

A nostro parere, la posizione dell’Esperanto è diversa, ora che la tempesta è passata. Prima, se si parlava dell’Esperanto, si trovava ambiente ostile, irridente, o, almeno, sospettoso. Le obiezioni principali - come le conosciamo, noi esperantisti! - erano: «una lingua artificiale non potrà mai rimpiazzare le lingue naturali»… «non potrà mai funzionare, perché la lingua è un fatto etico, qualche cosa di troppo intimo per essere artificiale»… «non potrà mai avere una letteratura»… «è ridicola »... «tende a cancellare il Sacro Senso di Patria»... «è sovversiva e dinamitarda, e nasconde finalità tenebrose»... «e perché non è riuscito il Volapück?»… «basta il francese!».

E conosciamo anche le risposte: l’atteggiamento di qualche iperconservatore le richiede ancora, del resto. «L’Esperanto non tende a rimpiazzare le lingue naturali, ma ad affiancarle nei rapporti internazionali»… «le lingue non hanno valore trascendente, sono un prodotto meccanico dell’evolversi delle razze; la ricerca di una lingua ausiliaria ha origini antichissime (e qui si cita Galeno, Panini e il sanscrito, e poi giù giù Leibnitz e Descartes, e i linguisti moderni, Brunetière de Saussure, Couturat, Peano, Bartoli…». A proposito: a questo punto si può chiedere al sostenitore del “fatto etico” se nega le facoltà di pensare ad un sordomuto, e in che lingua pensi un sordomuto non ancora educato; il pensiero non è, quindi, legato al linguaggio, che ne è il solo rivestimento, il mezzo, il veicolo di esteriorizzazione. In quanto alla letteratura esperantista, più vitale anche dopo la guerra, la nostra risposta è cambiata, da allora: allora si parlava di seimila pubblicazioni in lingua Esperanto, ora di decine di migliaia; allora non si citavano, ed ora sì, Case editrici di opere esclusivamente in Esperanto, agenzie internazionali d’informazione che si intitolano e si servono unicamente di questa lingua, convegni di studiosi in cui questa è la lingua ufficiale.

La guerra ha fatto giustizia delle altre obiezioni successivamente citate. Gli spostamenti di gruppi tecnici e di singoli, sbattuti qua e là dalle vicende, hanno fatto anche troppo desiderare un mezzo d’intendersi meno ridicolo e meno rudimentale dei gesti e delle storpiature di linguaggi; e il Sacro Senso di Patria, chi l’ha perduto, chi l’ha ampliato in un più fraterno e più alto concetto umano, chi, pur nell’evolversi del pensiero, ha capito che l’amore per la propria, terra e la propria gente è cosa troppo profonda e troppo sua per temere offesa dall’uso di una lingua ausiliaria, alla quale potevano attribuire finalità tenebrose quelli che, come s’è poi visto, le avevano loro. Del Volapück è rimasto, sì e no, il nome; e i linguisti ne spiegano il rapido fallimento con l’autocratica invenzione del vocabolario da parte dell’autore, che non ne permise l’evoluzione, e lo indicano come anello di congiunzione tra i sistemi linguistici a priori e il principio delle lingue a posteriori, che ha poi trionfato nell’Esperanto. E il francese ha perduto la sua supremazia: oggi, le lingue ammesse in ogni congresso internazionale sono quattro o cinque, coi risultati di comprensibilità che si indovinano.

Come si diceva, l’Esperantismo è oggi visto diversamente dal pubblico. Oggi, per lo più, ci sentiamo dire: «Sarebbe una gran bella cosa se tutti lo parlassero!», e rispondiamo: «quindi occorre che tutti lo studino: incomincia anche tu!». Ma ci sentiamo opporre: «A che cosa mi servirà, adesso?». Tutti lo studierebbero, «se tutti lo parlassero»: sembra un circolo vizioso; e non lo è. Secondo noi, la situazione del nostro movimento attraversa una crisi provocata dal suo stesso sviluppo. Prima era il periodo dei pionieri, degli entusiasti, dei fanatici; diciamolo pure, che chiedevano all’Esperanto il sogno, la promessa, di un’umanità migliore: si veniva all’Esperantismo per il suo contenuto, vago ma sublime, di amore fraterno, di non determinato socialismo, di non politico ma umano internazionalismo, vorremmo dire di «cristianesimo». Oggi, la sua diffusione crescente lo sta trasportando dal piano idealistico sul terreno realistico: e si chiede all’Esperanto, dai neofiti, «che serva a qualche cosa, e subito». I pionieri vengono gradualmente sostituiti dagli utenti. E, se questa è evidentemente una vittoria, è però una causa, forse la causa, del ritardo dell’affermazione finale.

I nuovi esperantisti non si curano di diffondere la lingua: la usano, perché, a molto e a molti, serve già. Si fanno sempre più rari i nuovi entusiasti, che mettono tempo, energia, intelletto e denaro a servizio dell’Esperanto; i vecchi, si sa, invecchiano; qualcuno scompare dal mondo. È finita l’epoca dei pionieri. È l’epoca delle realizzazioni pratiche.

A queste bisogna tendere, queste sforzarsi di attuare, per attrarre i nuovi esperantisti, gli utenti. Ma, nella massa dei nuovi accorrenti, occorre pur sempre cercare e trovare gli idealisti, che esisteranno ancora, e chieder loro di sostituire i vecchi pionieri, e trasmettere loro il nostro antico entusiasmo.

La crisi verrà superata: non abbiamo forse validamente superato una tempesta ben più terribile?

 

La Federazione Esperantista Italiana propone 6 Borse di studio per la partecipazione ad un corso residenziale di perfezionamento di esperanto per allievi che hanno terminato i corsi di I e II grado o che abbiamo terminato con profitto un corso in rete.

 

Le borse di studio

Al fine di premiare i migliori allievi dei corsi di Esperanto, la Federazione Esperantista Italiana (FEI) istituisce per il 2015 n. 6 borse di studio, a chi non ne ha mai usufruito in precedenza, per partecipare, a San Benedetto del Tronto (AP) dal 22 al 29 di agosto 2015, al Congresso Italiano di Esperanto ed in particolare ai corsi di perfezionamento che si terranno durante il congresso stesso.

Le borse di studio istituite sono:


- n° 6 borse di studio per allievi che negli anni 2013-2014-2015 hanno frequentato in presenza un corso di esperanto di I o di II grado terminandolo con diploma rilasciato dall’IIE o che abbiano ricevuto dalla FEI un attestato di frequenza, oppure che hanno partecipato in rete ad un corso di esperanto di I o di II grado terminandolo con profitto.

Cari amiche ed amici, cari samideani,
è iniziato il 2015 ed io desidero augurare a tutti voi che sia portatore di serenità, di soddisfazioni, di progresso. Permettetemi di non inviarvi un augurio tradizionale, ma, di saccheggiare una canzone – benché sia riduttivo definirla così – di Lucio Dalla.
 
 
l’anno vecchio è finito ormai
                            ma qualcosa ancora qui non va
 
 
sì cari amici, il direttivo che avete eletto a fine agosto a Fai della Paganella sta lavorando intensamente e con coscienza, silenziosamente, per poter darvi i servizi che la federazione deve rendere disponibili ai propri soci.
Considerate però che – da un calcolo approssimativo fatto dal nostro tesoriere – ogni socio ordinario costa alla federazione almeno 40 euro. Sì sembra strano, ma i costi di funzionamento della segreteria, i costi della rivista, tutto questo ci porta a questa conclusione. Ovviamente i familiari ed i giovani ancor di più. La federazione da molti anni non aumenta le quote associative, ed anche quest’anno vorremmo non aumentarle, e questo sarà possibile se alcuni, molti di voi  - avendone le possibilità – decideranno di associarsi come sostenitore (84 euro) o garante (280 euro). E’ un sacrificio, però…..
 
 
Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando…
 
 
Sì, il nuovo anno porterà un nuovo impiegato – Riccardo Lamperti – un giovane molto attivo, molto motivato, che alcuni di voi hanno già iniziato a conoscere nel mese di dicembre, quando ha deciso di lavorare come volontario in via Villoresi sino al momento dell’assunzione.
Sì, il nuovo anno porterà una ristrutturazione del sito esperanto.it, con miglioramenti eseguiti passo dopo passo.
Sì, il nuovo anno porterà ad un miglioramento dell’aspetto estetico della rivista.
 
 
Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contenta
di essere qui, in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per continuare a sperare
 
 
Sì, a sperare che abbia successo il progetto di Gianni Conti “mille e più di mille” riferendosi al numero degli associati
Sì, a sperare che i partecipanti italiani ai congressi nazionali superino il numero degli stranieri perché il congresso nazionale è la concretizzazione – in una settimana – del nostro mondo ideale: la piazzetta per incontrare gli amici, il municipio per i lavori amministrativi, la libreria dove conoscere ed acquistare le ultime novità, la scuola per rinfrescare le nostre conoscenze, il teatro per godere di spettacoli teatrali e musicali….
 
 
L’anno che sta arrivando tra un anno
passerà
io mi sto preparando è questa la novità 
 
 
in effetti il mandato ricevuto è triennale, ma io, noi del consiglio direttivo, stiamo preparandoci per consegnare al direttivo che ci seguirà una federazione attiva, numerosa, propositiva, e tutto questo è possibile solo se voi vorrete collaborare con noi, ognuno secondo la propria possibilità. 
 
 
Michela Lipari
Presidente della Federazione Esperantista Italiana
Prezidanto de Itala Esperanto-Federacio
 

 

Si svolgerà a Parma sabato 21 febbraio 2015 alle 16:30 presso la  Biblioteca Internazionale Ilaria Alpi (Vicolo delle asse 5) la conferenza "Giustizia linguistica in Europa. Perchè il multilinguismo conviene?".

La manifestazione contribuirà a chiarire molti aspetti di un problema deformato dallo specchio del conformismo.

Introduzione: Luisa Oberrauch Madella, Presidente Associazione Esperanto “Canuto”. 

Relatore: Michele Gazzola, Università di Humboldt, Berlino

Moderatore: Prof. Davide Astori, Università di Parma    

"Juna amiko" è la rivista internazionale  a cura dalla Lega Internazionale degli Insegnanti Esperantisti (ILEI) rivolta a studenti e principianti. Ha festeggiato da poco i 40 anni dal primo numero e, proprio per rendere speciale questa ricorrenza, un gruppo di lavoro ne ha curato la digitalizzazione. Tutti i numeri apparsi dal 1974 ad oggi sono diponibili all'indirizzo http://www.eventoj.hu/juna-amiko/,  mentre le successive pubblicazioni saranno invece scaricabili con un ritardo di due anni dalla stampa.

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