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Domenica 6 luglio, nell'ambito del Festival mondiale di esperanto (MondaFest '2020), durante la cerimonia virtuale di premiazione, la Commissione UEA per i Concorsi di Belle Arti ha annunciato i risultati di quest'anno. Miguel Gutiérrez Adúriz, il segretario della commissione ha accolto gli spettatori e ha annunciato che al concorso hanno partecipato 151 opere provenienti da Africa, Asia, Europa e America. Il presidente del Concorso di belle arti, Miguel Fernández, in un discorso aperto ha annunciato l'imminente pubblicazione di un'antologia di racconti che hanno partecipato al concorso, che compie 70 anni nel 2020. L'intera cerimonia può essere rivisitata sul canale UEA su YouTube, UEAviva: https://youtu.be/t8l1nRyo6a8

Tre italiani hanno ricevuto premi. Nella sezione “Monologoj kaj skechoj”. Tiberio Madonna, di Caserta, ha ricevuto il premio per “Ne tute nur duone”. Nella sezione “Eseoj” Emanuele Bovio Regano, di Vercelli, ha ricevuto il secondo premio (il primo non è stato assegnato) per “Komparo inter Esperanto kaj Okcidentalo”. Nella sezione “Poezio”, Tiberio Madonna, di Caserta, ha ricevuto il terzo premio per “La renkonto kun la trompo”. Nicolino Rossi, di Napoli, ha ricevuto il primo premio per “Nia kvaropo admirinda”.

Roma, 07 set 12:00 - (Agenzia Nova) - Cina: Mongolia interna, nuova politica educativa non eliminerà l'insegnamento della lingua mongola - Il governo locale della Lega di Xilin gol nella Mongolia Interna ha rilasciato una dichiarazione in cui spiega che il nuovo regolamento scolastico introdotto di recente non porterà alla cancellazione delle lezioni in lingua mongola, né segna la fine delle politiche volte ad aiutare gli studenti delle minoranze etniche. La dichiarazione è stata rilasciata... Leggi l'articolo completo su agenzianova.com

Proteste della minoranza etnica mongola per la nuova politica imposta da Pechino: il Mandarino rimpiazzerà l’idioma nella regione della Mongolia Interna. «Così la nostra lingua morirà»

Sono gli eredi di un impero che, pur se brevemente, tra il tredicesimo e il quattordicesimo secolo, unì politicamente Oriente e Occidente e fu il secondo più vasto della Storia. Il suo fondatore, Gengis Khan, è avvolto ancora da un’aura di grandezza (e terrore). Oggi, i discendenti dei guerrieri che non scendevano mai da cavallo, nemmeno per dormire o mangiare, sono andati in strada, nella regione rimasta in mano alla Cina e che oggi è chiamata Mongolia Interna, per salvare l’ultima vestigia della loro identità: la lingua. In migliaia, riferisce il New York Times, hanno manifestato contro la decisione delle autorità di Pechino di «armonizzare» i curriculum scolastici nazionali togliendo alle minoranze, mongoli e coreani ma anche tibetani e uiguri, la facoltà di insegnare materie come letteratura o storia nella propria lingua, sostituendola con il «putonghua», ovvero il cinese standard (da noi spesso chiamato Mandarino).

Quest’anno l’Unesco e l’Associazione Mondiale per l’Esperanto (Universala Esperanto Asocio, UEA) hanno pubblicato il libro “Dall’idea alle azioni: 70 anni di Esperanto”. Irina Bokova, ex direttrice generale dell'UNESCO dal 2009 al 2017, ne ha scritto la prefazione.

Questo libro è dedicato agli innumerevoli uomini e donne che lo hanno fatto, in tutto il mondo, in associazione o individualmente, nelle Commissioni nazionali o nei club UNESCO, presso la sede centrale o sul posto. L'UNESCO è una rete di persone in tutto il mondo, diverse e unite nei valori e nel loro impegno a sviluppare, secondo le parole della Costituzione dell'UNESCO, "la solidarietà intellettuale e morale dell'umanità". Il libro presenta storie di come l'UNESCO ha adempiuto a questa missione, riflettendo la profondità, la portata e l'impatto del lavoro dell'UNESCO per garantire l'educazione a tutti, preservare e creare consapevolezza del patrimonio culturale e naturale universale, proteggere la libertà di parola, migliorare tutto scienze per il bene di tutti, per combattere il razzismo e per il dialogo, la tolleranza e l'inclusione sociale e per dare potere alle ragazze e alle donne in ogni società.

L'Associazione Mondiale per l'Esperanto e la sua sezione italiana, la Federazione Esperantista Italiana (www.esperanto.it), promuovono l'impegno multilaterale del movimento esperantista per un mondo più pacifico, giusto e sostenibile e per questo motivo da oltre 60 anni lavora con le Nazioni Unite (ONU).

Il 26 luglio 1887, a Varsavia, veniva pubblicato il primo libro nella lingua internazionale esperanto, che all’inizio non aveva nemmeno un vero nome. L'opuscolo si intitolava laconicamente “Lingua internazionale” e venne tradotto in francese, inglese, ecc. Da questa data la lingua ha progressivamente preso piede e si è diffusa in tutto il mondo.

In questa occasione la Federazione Esperantista Italiana (www.esperanto.it) sottolinea l'importanza dei diritti linguistici dell'uomo e la necessità di politiche a protezione di essi. L'esperanto si propone come strumento per superare le barriere linguistiche, con il quale persone di diverse culture possono pacificamente e fraternamente mettersi in comunicazione.

Il movimento esperantista è una comunità oggi diffusa in tutto il mondo che da oltre un secolo rappresenta un esempio di efficace di comunicazione interculturale. Nel 1954 L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) ha approvato una risoluzione in cui viene riconosciuto che i risultati ottenuti dall'esperanto in materia di scambi culturali coincidono con i propri scopi ed ideali. Un ulteriore riconoscimento ancora più esplicito, è giunto nel 1985 con la risoluzione di Sofia, con la quale si chiede "al Direttore Generale di seguire costantemente lo sviluppo dell'esperanto come strumento per una migliore comprensione fra nazioni e culture diverse".

Scegliere o porre una lingua in una posizione di preminenza sulle altre esclude i non madrelingua dalla politica, dall’educazione, dall’accesso al commercio e a molti altri aspetti della vita della società. Questo rafforza le disuguaglianze socio-economiche tra le persone.

Il rispetto dei diritti linguistici è una delle condizioni necessarie per mondo più pacifico, giusto e sostenibile. Questa era l'ideale di Ludovico Zamenhof, che il 26 luglio di 133 anni fa aveva firmato l'opuscolo con lo pseudonimo "Dottor Esperanto" (il dottore speranzoso). Questo principio è valido ancor di più oggi, dopo due conflitti mondiali, diversi genocidi, una guerra fredda e le nuove tensioni tra le superpotenze.

La Federazione Esperantista Italiana in occasione della Giornata internazionale della donna 2020 saluta tutte le donne. Nel suo ruolo di lingua internazionale per un dialogo diretto e non filtrato tra i cittadini del mondo, l'esperanto è in una posizione unica per aiutare le donne a comunicare, scambiare opinioni e idee e organizzarsi ovunque superando le barriere di distanza e lingua. Le donne, inoltre, hanno da sempre avuto un ruolo importante nella comunità e letteratura esperantista. Oggi occupano posizioni di rilievo, quali ad esempio, la presidenza e la vicepresidenza della Federazione Esperantista Italiana.

Nel mondo è necessario fare ancora molto: parità di retribuzione per pari lavoro, accesso all'istruzione, adeguata assistenza sanitaria, parità di istruzione per ragazze e ragazzi, superamento degli stereotipi - l'elenco potrebbe continuare all'infinito. "Il vero cambiamento", come sottolineano le Nazioni Unite, "è dolorosamente lento per la maggior parte delle donne e delle ragazze di tutto il mondo. Oggi, nessun paese può affermare di aver raggiunto l'uguaglianza di genere". La violenza domestica e pubblica contro le donne continua. Come ha recentemente evidenziato il segretario generale António Guterres ciò che va cambiato non sono le donne, ma "i sistemi che impediscono loro di raggiungere il loro potenziale".

La Federazione Esperantista Italiana esprime la sua solidarietà verso le donne e i movimenti contro la discriminazione nei loro confronti. L'auspicio è che tutti lavorino per creare un futuro in cui tutte le persone saranno trattate con uguale attenzione e rispetto, indipendentemente da lingua, cultura, genere e altre forme di diversità.

La Federazione Esperantista Italiana (www.esperanto.it) sostiene con orgoglio la Giornata internazionale della lingua madre e il suo messaggio di giustizia linguistica per tutti. L'associazione ricorda le parole di Audrey Azoulay, direttore generale dell'UNESCO, che nel 2018 scrisse: "La nostra organizzazione condivide con il movimento esperantista valori comuni: speranza nella costruzione di un mondo pacifico, coesistenza armoniosa tra i popoli, rispetto della diversità culturale, solidarietà oltre i confini".

Le Nazioni Unite e i suoi stati membri hanno chiesto di raggiungere un'istruzione di qualità per tutti come il quarto dei diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030. Questo scopo può essere raggiunto dando a tutti e a tutte la possibilità di frequentare una scuola con insegnanti qualificati.

La Federazione Esperantista Italiana ricorda che c'è ancora un'altra condizione necessaria: che gli studenti e le studentesse possano ricevere un'istruzione in una lingua che capiscono. Se questo non avviene, si crea uno svantaggio per tutta la vita, negando la positività della frequenza scolastica, dell'insegnamento competente e degli investimenti nelle infrastrutture scolastiche.

Per questo motivo, l'UNESCO ha proclamato la Giornata internazionale della lingua madre il 21 febbraio, celebrata ogni anno. Mira principalmente a sottolineare i benefici educativi dell'uso della madrelingua nelle scuole, in particolare nelle scuole elementari. I bambini imparano a leggere e scrivere più velocemente in una lingua che conoscono pienamente - o, più precisamente, hanno uno svantaggio se devono iniziare l’educazione in una lingua che non conoscono, parzialmente o completamente.

La Giornata della lingua materna ci ricorda anche che in molte parti del mondo, molte lingue mancano di uno status ufficiale, i loro parlanti sono discriminati per questo e i loro valori culturali sono ignorati. La Federazione Esperantista Italiana ribadisce il suo credo e il suo impegno nell'istruzione per tutti, nella giustizia linguistica in ogni aspetto e in un mondo pacifico costruito attraverso l'educazione e la comprensione.

In occasione del 75° anniversario della liberazione di Auschwitz e delle vittime dell'Olocausto, la Federazione Esperantista Italiana (http://www.esperanto.it) rende omaggio alla memoria dei milioni di persone perseguitate e uccise per la loro appartenenza religiosa, culturale o etnica.
Zamenhof, il creatore dell'esperanto, era un ebreo di Bialystok, una città allora parte dell'Impero Russo, oggi della Polonia. Il suo desiderio era che i popoli potessero comunicare e capirsi attraverso una lingua neutrale. Nel 1887 pubblicò a Varsavia il primo opuscolo della lingua internazionale esperanto. Allo scoppio della prima guerra mondiale, lanciò un ultimo e disperato “Appello ai diplomatici”, sottolineando che “ogni paese deve appartenere moralmente e materialmente a tutti i suoi abitanti naturali e naturalizzati, qualsiasi sia la loro lingua, religione o supposta provenienza”.
La Storia, purtroppo, ha avuto un altro corso. Zamenhof si spense a Varsavia nel 1917. Trent’anni più tardi, quasi tutta la sua famiglia veniva sterminata nei campi nazisti. Molti sostenitori dell’esperanto ebbero lo stesso triste destino.
Il ricordo del passato sia, quindi, sempre vivo monito: solo il rispetto dei diritti umani può garantire all'umanità un futuro sostenibile. Perché queste atrocità non si ripetano mai più.

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Ogni anno la comunità esperantista celebra il 15 dicembre, data di nascita di Ludovico Zamenhof, l'autore del primo libro in lingua esperanto. Il 10 dicembre si celebra la Giornata dei diritti umani. Questa è la data del 1948 in cui la Dichiarazione universale dei diritti umani fu accettata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Cosa può unire queste due date? Innanzitutto il fatto che già nel 1947 il nuovo statuto dell'Associazione Mondiale per l'Esperanto conteneva una dichiarazione secondo cui il rispetto dei diritti umani è una condizione necessaria per il nostro lavoro come organizzazione non governativa. In secondo luogo il movimento esperantista da sempre promuove la comprensione internazionale, da un lato, e il riconoscimento dei diritti umani universali, dall'altro.

L'esperanto si è diffuso proprio per questo: è una lingua patrimonio di tutta l’umanità e non di un singolo popolo o Paese, attraverso la quale persone di diverse culture possono pacificamente e fraternamente mettersi in comunicazione.

Il richiamo della Carta al "rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti, indipendentemente da razza, genere, lingua o religione", ci ricorda che l'intolleranza e lo spregio delle differenze linguistiche spesso costituisce la radice della xenofobia e può portare a conflitti violenti tra gli uomini. Questo è il motivo per cui l'Associazione Mondiale per l'Esperanto e la sua sezione italiana, la Federazione Esperantista italiana (www.esperanto.it) promuovono l'uso dell'esperanto e sostengono tutti gli sforzi in direzione dell'uguaglianza, la tolleranza e la pace.

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