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In italiano o francese, l'importante è godere di ottimi "saluti"

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I cugini francesi usano "ordinateur" al posto di "computer", definiscono "basketteur" un giocatore di pallacanestro, ma alla fine tutti si salutano con un "ciao"

I francesi sono, per definizione, un popolo sciovinista. Fortemente nazionalisti, a volte pericolosamente in bilico sul ridicolo. Credo che un “sano” campanilismo non faccia del tutto male. Se anche noi italiani fossimo, talvolta, un po' più fieri della nostra cultura, del nostro passato, delle nostre radici, forse appariremmo migliori agli occhi anche degli stranieri.

I francesi, dunque, continuano ad usare, a torto o a ragione, alcune parole rigorosamente autoctone per definire oggetti o situazioni che nel resto del mondo sono conosciuti con un termine inglese. Così, ad esempio, loro chiamano “ordinateur” il personal computer, dicono “but!” per dire “goal!”, e le “hits” canore diventano “les tubes”.

Oppure, adottano sì il termine anglosassone, ma lo storpiano con una pronuncia tipicamente transalpina. “Wifi” è diventato “vifì”, “match” è pronunciato esattamente come è scritto, e i giocatori di basket diventato “les basketteurs”. Per raggiungere l'obbrobrio quando ho sentito chiamare i Monty Python, il celebre gruppo comico inglese, “les Montipitòn”.

E' per questo che è ancora più strano che i francesi abbiano introdotto nel loro vocabolario quotidiano una parola che più italiana non si può: Ciao.

Leggi l'articolo di Monica Bruna - targatocn.it