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Impariamo le lingue dai calciatori

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I calciatori stranieri in Italia parlano in media tre lingue a testa, proprio come la Commissione europea, nel suo documento La sfida salutare, vorrebbe che tutti i cittadini dell’Unione facessero. A rivelarcelo è l’ultimo Dossier immigrazione della Caritas, che ha condotto uno studio sui 271 giocatori di provenienza estera che nel campionato 2011-2012 popolavano le squadre di serie A. Per la cronaca, il più poliglotta risultava essere Clarence Seedorf, con ben sei lingue nel suo repertorio.

Se poi l’inglese è una condizione necessaria ma non sufficiente per qualsiasi giovane che si affacci oggi sul mercato del lavoro, tra i milionari della serie A è curiosamente soltanto la quarta lingua più diffusa. Prima viene lo spagnolo, con 98 che la usano, poi il portoghese con 44, terzo il francese con 29 e  quarto appunto l’inglese, con 18 parlanti. La squadra più omogenea linguisticamente risultava essere il Catania, con dodici ispanofoni su 15 stranieri, tanto che Diego Simeone, allenatore argentino che ha guidato gli etnei nella prima metà del 2011, svolgeva molti suoi allenamenti direttamente in spagnolo.

Gli stranieri costituivano l’anno scorso quasi la metà di tutti i giocatori di serie A, per l’esattezza il 48,9 per cento. E nella rosa di ben 11 squadre erano in maggioranza. In testa l’Inter con 19 giocatori, il 67,9 per cento del totale, e sopra il 60 per cento ben cinque squadre, se si contano anche il Palermo (66,7 per cento) l’Udinese (65,5) e le due della capitale: Lazio 62,1 per cento e Roma 60 esatti. Fanalino di coda un’altra squadra nerazzurra, l’Atalanta, con appena 5 stranieri in rosa, e subito sopra la Juventus, con 8 stranieri: la più italiana fra le “grandi”, con netto distacco.

La Caritas cita infine i siti ufficiali del Milan e dell’Inter, che adottano rispettivamente 8 e con 7 lingue differenti, testimoniando in tal modo un’apertura verso i numerosi tifosi sparsi nel mondo, ed elogia l’esperienza dell’Inter Campus, con la sua azione positiva nei confronti dei bambini di più di venti paesi del mondo. Un altro capitolo andrebbe aperto sui ragazzini, soprattutto africani, importati e sfruttati da trafficanti senza scrupoli con la speranza che diventino dei campioncini sui quali poter lucrare. Ma questo tema merita tutt’altra attenzione, una documentata inchiesta e un nuovo post.