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L’invasione dell’inglese nella lingua italiana: arricchimento o distruzione?

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Due giorni fa è uscita la notizia secondo cui in Francia è stata abolita per legge la parola "hashtag", il famoso cancelletto utilizzato su Twitter per indicare un tema o un contenuto interessante. La Commissione generale per la terminologia e i neologismi ha ufficializzato la francesizzazione del termine Mot-Diese scatenando sul web una prevedibile satira e discussione soprattutto sull'annosa questione dei francesi snob, patriottici ed eccentrici: "@Gizmodo : French government historical highlights: cut heads, invade Russia in winter, collaborate with Hitler, abolish hashtag".

Un altro esempio di quanto i francesi siano legati alla loro lingua è la sostituzione dell'internazionale parola computer con "ordinateur", poi ditemi che non hanno la puzza sotto al naso! È come se noi usassimo il temine "calcolatore": più che ad un piccolo netebook riesco a pensare solo ad un pachidermico scatolotto anni '60 pieno di pulsanti rossi e blu...

E mentre in Francia si tutela il patrimonio linguistico e culturale locale, in Italia la tendenza è esattamente opposta: le parole prese a prestito dal mondo anglosassone sono sempre di più tanto da fondare il termine "itanglese" per definire l'invasione di vocaboli stranieri nel corrente dizionario italiano, rasentando spesso l'abuso. Dal 2000 ad oggi infatti il numero di parole inglesi confluite nella lingua scritta italiana è aumentato del 773%: quasi 9.000 sono gli anglicismi attualmente presenti nel dizionario della Treccani su circa 800.000 tra lemmi ed accezioni.

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