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Rassegna stampa

Cimbri e isole linguistiche in Italia. Fatti e misfatti nella tutela giuridica delle minoranze

Scritto da Silvia Allegri - lindro.it. Archiviato in Rassegna Stampa

Parla Vito Massalongo

Si sa che la lingua è il principale fattore culturale di identificazione di una comunità che rivendica origini storiche e culturali comuni. In Italia, come all’estero, le minoranze linguistiche vengono tutelate attraverso leggi nazionali e regionali.

Con la Legge 482 del 15 dicembre 1999, denominata Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche, lo Stato italiano si è impegnato nella tutela giuridica delle minoranze linguistiche, riconoscendo l’esistenza di 12 minoranze definite storiche: come si legge nell’art. 2 della legge 482, si riconosce la presenza delle “popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate, e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo”.

La legge fu formulata per dare la possibilità agli enti locali di poter costituire e avviare nei territori interessati alcuni progetti linguistici e tradurre gli atti in lingua locale, ma anche per fornire informazioni sui vari territori. Non è altro che un richiamo all’articolo 6 della Costituzione, in cui si afferma che “la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”, e dunque non solamente la lingua e cultura italiana. Questo in linea con i principi generali degli altri paesi europei. Inoltre, ogni Regione presenta delle leggi specifiche, e soprattutto il Piemonte, il Trentino Alto Adige e il Veneto. Più nel dettaglio, la Legge 482/99 prevede che vengano assegnate dotazioni finanziarie statali per garantire il sostegno e la tutela delle minoranze nelle amministrazioni pubbliche, nelle scuole e nelle iniziative di sensibilizzazione e valorizzazione della cultura delle minoranze, come ad esempio sportelli di informazione e progetti di ricerca storica.

Un enorme passo in avanti dal punto di vista culturale, se si pensa che 50 anni prima, durante il fascismo, era stata attuata un’italianizzazione di massa che aveva soffocato e distrutto le identità minoritarie del territorio italiano.

Ma si sa, le leggi hanno validità e senso soltanto quando vengono applicate. E anche nel caso delle minoranze linguistiche sono sorti diversi problemi legati all’atteggiamento di trascuratezza che la politica sembrava avere verso tali questioni. Tanto che nell’aprile del 2009 un gruppo di senatori del Partito Democratico aveva presentato un’interrogazione all’allora Ministro per i Rapporti con le Regioni e la Coesione Territoriale Raffaele Fitto, per capire in che modo intendeva dare attuazione alle disposizioni sulla tutela e la valorizzazione delle minoranze linguistiche storiche. Infatti, il budget destinato all’attuazione della legge 482/99 era passato da 11 milioni di euro a 2 milioni di euro. Sempre in quel periodo il ministro Raffaele Fitto aveva poi fatto parlare di sé per la sua proposta di rimuovere dai sentieri di montagna del territorio tirolese tutti i cartelli in lingua tedesca, suscitando l’indignazione degli amministratori del Trentino-Alto Adige, Regione a statuto speciale nota a livello europeo e mondiale proprio per l’attenzione alle minoranze linguistiche, presa a modello di convivenza pacifica di queste, al punto da divenire tema di studio da parte di antropologi e linguisti di fama mondiale. Un atteggiamento miope, dunque, da parte della politica nei confronti di queste problematiche.

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