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Rassegna stampa

Lingua sarda, salviamola dai cattivi maestri

Scritto da Giulio Angioni - lanuovasardegna.gelocal.it. Archiviato in Rassegna Stampa

Per una tutela vera servono competenze. Invece prevalgono estremismi e incultura

In Sardegna si è legiferato e sperato molto sulla cultura sarda e sul destino del sardo. L'avevano già fatto in Provenza, in Bretagna, in Tirolo, in Friuli, in Corsica, nelle regioni storiche britanniche e spagnole e in molti altri luoghi. Dovunque senza i risultati sperati, compresa la Catalogna: feste poetiche, premi letterari, raduni folkloristici, convegni di studio specialistici e no, toponomastica in parlate locali, insegnamento scolastico con risultati deludenti. L'idea era ed è che le lingue locali (magari unificate) possano e debbano servire alla normale comunicazione pubblica e privata, finora loro negata da lingue egemoni spesso di provenienza esterna.
. Tempi grami
Anche in questi tempi grami il destino del sardo rimane cosa seria, se non altro perché occupa non poche menti e scalda molti cuori. In Sardegna oggi c'è più accortezza di quando, decenni addietro, dominava il sardo, bisognava imparare l'italiano e si credeva che l'italiano guadagnasse dalla repressione del sardo, in vista di un inserimento collettivo e individuale nella compagine italiana.

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