Disvastigo - Lingue e Cultura: Prima paginaNotizie, articoli e documenti sui problemi della comunicazione linguistica.http://disvastigo.esperanto.it/index.php2018-01-23T11:53:32+00:00Joomla! - Open Source Content ManagementComunicato in occasione della Giornata europea delle lingue2017-09-25T08:35:53+00:002017-09-25T08:35:53+00:00http://disvastigo.esperanto.it/index.php/notizie-mainmenu-69/3882-comunicato-in-occasione-dellla-giornata-europea-delle-lingueRedazionemassimo.ripani2@esperanto.it<div class="feed-description"><p> La Federazione Esperantista Italiana (<u><a href="http://www.esperanto.it/" target="_blank">www.esperanto.it</a></u>) aderisce ai festeggiamenti del 26 settembre, giornata europea delle lingue, che si festeggia per iniziativa del Consiglio d'Europa dal 2001. Lo scopo della giornata è quello di sensibilizzare le persone sulla ricca diversità linguistica e culturale dell'Europa e di stimolare l'apprendimento delle lingue durante tutta la vita sia a scuola che fuori, anche nell'ottica del multilinguismo e della comprensione interculturale.&nbsp;</p> <p> &nbsp;</p> <p> Il movimento per la lingua internazionale esperanto, di cui la Federazione Esperantista Italiana è il massimo rappresentante a livello nazionale, rispetta e sostiene la diversità linguistica e culturale nel mondo, l'intercomprensione tra i popoli e lo studio delle lingue. Questi sono i pilastri fondamentali del movimento esperantista, diffusosi proprio per offrire un fondamento neutrale sul quale gli uomini possano mettersi in comunicazione egualitariamente e fraternamente.&nbsp;</p> <p> &nbsp;</p> <p> La Federazione Esperantista Italiana ricorda, inoltre, che come dimostrato da molti studi, il bilinguismo facilita l'apprendimento di altre lingue e migliora le capacità mentali, ritardando anche l'invecchiamento del cervello e il sorgere di alcune malattie tra cui l'Alzheimer. Ed in particolare lo studio dell'esperanto facilita l'apprendimento successivo di altre lingue, secondo esperimenti condotti dall'universitá di Paderborn in Germania ed in vari altri paesi.</p> <p> &nbsp;</p> <p> La giornata è aperta a tutti coloro che sono interessati alla diversità linguistica in Europa, che essi siano istituzionali dei vari paesi, che le scuole o associazioni e cittadini che organizzano o coorganizzano attività come convegni o conferenze, ecc. Gli eventi possono essere registrati nella pagina del Consiglio d'Europa&nbsp;<u><a href="http://www.coe.int/EDL" target="_blank">www.coe.int/EDL</a></u>, dove si possono trovare informazioni in 37 lingue su questa giornata da festeggiare per ridare all'Europa quell'anima di cui ha bisogno per progredire.</p> </div><div class="feed-description"><p> La Federazione Esperantista Italiana (<u><a href="http://www.esperanto.it/" target="_blank">www.esperanto.it</a></u>) aderisce ai festeggiamenti del 26 settembre, giornata europea delle lingue, che si festeggia per iniziativa del Consiglio d'Europa dal 2001. Lo scopo della giornata è quello di sensibilizzare le persone sulla ricca diversità linguistica e culturale dell'Europa e di stimolare l'apprendimento delle lingue durante tutta la vita sia a scuola che fuori, anche nell'ottica del multilinguismo e della comprensione interculturale.&nbsp;</p> <p> &nbsp;</p> <p> Il movimento per la lingua internazionale esperanto, di cui la Federazione Esperantista Italiana è il massimo rappresentante a livello nazionale, rispetta e sostiene la diversità linguistica e culturale nel mondo, l'intercomprensione tra i popoli e lo studio delle lingue. Questi sono i pilastri fondamentali del movimento esperantista, diffusosi proprio per offrire un fondamento neutrale sul quale gli uomini possano mettersi in comunicazione egualitariamente e fraternamente.&nbsp;</p> <p> &nbsp;</p> <p> La Federazione Esperantista Italiana ricorda, inoltre, che come dimostrato da molti studi, il bilinguismo facilita l'apprendimento di altre lingue e migliora le capacità mentali, ritardando anche l'invecchiamento del cervello e il sorgere di alcune malattie tra cui l'Alzheimer. Ed in particolare lo studio dell'esperanto facilita l'apprendimento successivo di altre lingue, secondo esperimenti condotti dall'universitá di Paderborn in Germania ed in vari altri paesi.</p> <p> &nbsp;</p> <p> La giornata è aperta a tutti coloro che sono interessati alla diversità linguistica in Europa, che essi siano istituzionali dei vari paesi, che le scuole o associazioni e cittadini che organizzano o coorganizzano attività come convegni o conferenze, ecc. Gli eventi possono essere registrati nella pagina del Consiglio d'Europa&nbsp;<u><a href="http://www.coe.int/EDL" target="_blank">www.coe.int/EDL</a></u>, dove si possono trovare informazioni in 37 lingue su questa giornata da festeggiare per ridare all'Europa quell'anima di cui ha bisogno per progredire.</p> </div>Curiosità della Divina Commedia in esperanto2015-01-22T06:28:09+00:002015-01-22T06:28:09+00:00http://disvastigo.esperanto.it/index.php/letteratura/3779-curiosita-della-divina-commedia-in-esperantoRedazionemassimo.ripani2@esperanto.it<div class="feed-description"><div> La letteratura esperantista, oltre che di opere originali, consta anche di traduzioni. Uno dei libri che da sempre ha attirato l'attenzione di poeti e studiosi è stata la Divina Commedia di Dante Alighieri ed in diversi hanno provato a rendere in lingua esperanto la storia e le atmosfere dell'opera.&nbsp;</div> <div> Quando, nel 1933, fu pubblicata in volume la traduzione in Esperanto di Kàlmàn Kalocsay dell’Inferno di Dante, sfuggì un grave errore nel primo canto, perché, al posto dei versi 28-29, furono ripetuti i versi 16-17 (allegato 2), sicché questo fu il risultato:</div> <div> &nbsp;</div> <blockquote> <div> mi, ekrigarde, la montsupron vidis,</div> <div> radivestita de l’ Planedo glora,</div> <div> 18 &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; kiu la homajn paŝojn ĉiam gvidis.</div> </blockquote> <div> &nbsp;</div> <blockquote> <div> Ripoziginte lacan korpon mian,</div> <div> <span style="font-size: 12pt; line-height: 1.2em;">mi, ekrigarde, la montŝultrojn vidis,</span></div> <div> 30 &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; radi-vestitaj de l’ Planedo glora,</div> </blockquote> <div> &nbsp;</div> <div> &nbsp;</div> <blockquote> <div> Poi ch’ei posato un poco il corpo lasso,</div> <div> <span style="font-size: 12pt; line-height: 1.2em;">ripresi via per la piaggia diserta,</span></div> <div> sì che ‘l piè fermo sempre era ‘l più basso.</div> </blockquote> <div> &nbsp;</div> <div> L’incongruenza non fu corretta quando, nel 1979, la Literatura Foiro ristampò il volume, utilizzando le immagini originali: o perché nessuno si era accorto della stranezza, o perché si trattava di una pura riproduzione dell’originale, o (infine) perché non si sapeva che cosa mettere al posto dei versi incriminati (29-30).</div> <div> Adesso, il recupero e la paziente digitalizzazione dei numeri “storici” della rivista "L'Esperanto" risolve l’enigma.</div> <div> Nel numero di ottobre 1931 di quella che all’epoca si chiamava “Rivista Italiana di Esperanto” è pubblicato il primo Canto dell’Inferno nella traduzione di Kalocsay, da cui veniamo a sapere che i versi giusti sono questi:</div> <div> &nbsp;</div> <blockquote> <div> Ripoziginte lacan korpon mian,</div> <div> sur kalva mont’ la vojon mi reprenis,</div> <div> 30 &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; pli suban gambon ekstreĉante ĉiam.</div> </blockquote> <div> &nbsp;</div> <div> Kàlmàn Kalocsay è uno dei più famosi poeti della letteratura (anche originale) esperantista. Non è infruttuoso, però, un confronto con altre traduzioni dell'opera</div> <div> &nbsp;</div> <blockquote> <div> Ripoziginte iom korpon lacan,</div> <div> ree mi iris tra dezerto, kie</div> <div> pied’ en movo ĉiam pli altiĝis.</div> <div> (Giovanni Peterlongo)</div> </blockquote> <div> &nbsp;</div> <blockquote> <div> Post kiam min ripozo forta faris,</div> <div> ekgrimpis mi al la dezert’ senflora,</div> <div> pied’ malsupra ĉiam firme staris.</div> <div> (Eugen Wüster)</div> </blockquote> <div> &nbsp;</div> <div> La palma della traduzione migliore va alla seguente, che usando un linguaggio semplice e immediato, riesce a rendere non solo le parole, ma anche l’atmosfera dell’originale:</div> <div> &nbsp;</div> <div> &nbsp;</div> <blockquote> <div> Mi paŝis la dezertan limorandon</div> <div> Ekripozinte de la laco pena</div> <div> Kaj tenis sube la pli firman plandon.</div> <div> (Enrico Dondi)&nbsp;</div> </blockquote> <div> &nbsp;</div> <div> È noto che Kalocsay aveva l’abitudine di modificare ripetutamente le sue traduzioni, sicché finora si potevano incontrare diverse versioni della stessa poesia (Rivista italiana di Esperanto, Literatura mondo, Itala antologio, Tutmonda sonoro).&nbsp;</div> <div> Adesso mi accorgo che sue traduzioni (dall’Inferno di Dante) sono apparse anche sulla rivista italiana. Ecco, quindi, come viene diversamente interpretato il famoso “gran rifiuto” (Inferno &nbsp;3,58-60):</div> <div> &nbsp;</div> <blockquote> <div> Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,</div> <div> vidi e conobbi l’ombra di colui</div> <div> 60 &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; che fece per viltade il gran rifiuto.</div> </blockquote> <div> &nbsp;</div> <div> &nbsp;</div> <blockquote> <div> Kelkajn rekonis mi, kaj jen vegetis</div> <div> ombro de tiu, kiu per abdiko</div> <div> 60 &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; poltrona la Rezignon Grandan metis.</div> <div> (1933, ristampa LF 1979)</div> </blockquote> <div> &nbsp;</div> <div> Kelkajn rekonis mi, kaj jen vegetis</div> <blockquote> <div> ombro de tiu, kiu el malpia</div> <div> 60 &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; malbravo la abdikon grandan metis.</div> <div> (Rivista italiana di Esperanto, dicembre 1931)</div> </blockquote> <div> &nbsp;</div> <div> Per completezza, ecco come il passo è stato tradotto da Enrico Dondi:&nbsp;</div> <blockquote> <div> Jen, mi rekonis kelkajn laŭvizaĝe</div> <div> kaj l’ ombron de la hom’, kiu konceptis</div> <div> fari rezignon grandan malkuraĝe.</div> </blockquote> </div><div class="feed-description"><div> La letteratura esperantista, oltre che di opere originali, consta anche di traduzioni. Uno dei libri che da sempre ha attirato l'attenzione di poeti e studiosi è stata la Divina Commedia di Dante Alighieri ed in diversi hanno provato a rendere in lingua esperanto la storia e le atmosfere dell'opera.&nbsp;</div> <div> Quando, nel 1933, fu pubblicata in volume la traduzione in Esperanto di Kàlmàn Kalocsay dell’Inferno di Dante, sfuggì un grave errore nel primo canto, perché, al posto dei versi 28-29, furono ripetuti i versi 16-17 (allegato 2), sicché questo fu il risultato:</div> <div> &nbsp;</div> <blockquote> <div> mi, ekrigarde, la montsupron vidis,</div> <div> radivestita de l’ Planedo glora,</div> <div> 18 &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; kiu la homajn paŝojn ĉiam gvidis.</div> </blockquote> <div> &nbsp;</div> <blockquote> <div> Ripoziginte lacan korpon mian,</div> <div> <span style="font-size: 12pt; line-height: 1.2em;">mi, ekrigarde, la montŝultrojn vidis,</span></div> <div> 30 &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; radi-vestitaj de l’ Planedo glora,</div> </blockquote> <div> &nbsp;</div> <div> &nbsp;</div> <blockquote> <div> Poi ch’ei posato un poco il corpo lasso,</div> <div> <span style="font-size: 12pt; line-height: 1.2em;">ripresi via per la piaggia diserta,</span></div> <div> sì che ‘l piè fermo sempre era ‘l più basso.</div> </blockquote> <div> &nbsp;</div> <div> L’incongruenza non fu corretta quando, nel 1979, la Literatura Foiro ristampò il volume, utilizzando le immagini originali: o perché nessuno si era accorto della stranezza, o perché si trattava di una pura riproduzione dell’originale, o (infine) perché non si sapeva che cosa mettere al posto dei versi incriminati (29-30).</div> <div> Adesso, il recupero e la paziente digitalizzazione dei numeri “storici” della rivista "L'Esperanto" risolve l’enigma.</div> <div> Nel numero di ottobre 1931 di quella che all’epoca si chiamava “Rivista Italiana di Esperanto” è pubblicato il primo Canto dell’Inferno nella traduzione di Kalocsay, da cui veniamo a sapere che i versi giusti sono questi:</div> <div> &nbsp;</div> <blockquote> <div> Ripoziginte lacan korpon mian,</div> <div> sur kalva mont’ la vojon mi reprenis,</div> <div> 30 &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; pli suban gambon ekstreĉante ĉiam.</div> </blockquote> <div> &nbsp;</div> <div> Kàlmàn Kalocsay è uno dei più famosi poeti della letteratura (anche originale) esperantista. Non è infruttuoso, però, un confronto con altre traduzioni dell'opera</div> <div> &nbsp;</div> <blockquote> <div> Ripoziginte iom korpon lacan,</div> <div> ree mi iris tra dezerto, kie</div> <div> pied’ en movo ĉiam pli altiĝis.</div> <div> (Giovanni Peterlongo)</div> </blockquote> <div> &nbsp;</div> <blockquote> <div> Post kiam min ripozo forta faris,</div> <div> ekgrimpis mi al la dezert’ senflora,</div> <div> pied’ malsupra ĉiam firme staris.</div> <div> (Eugen Wüster)</div> </blockquote> <div> &nbsp;</div> <div> La palma della traduzione migliore va alla seguente, che usando un linguaggio semplice e immediato, riesce a rendere non solo le parole, ma anche l’atmosfera dell’originale:</div> <div> &nbsp;</div> <div> &nbsp;</div> <blockquote> <div> Mi paŝis la dezertan limorandon</div> <div> Ekripozinte de la laco pena</div> <div> Kaj tenis sube la pli firman plandon.</div> <div> (Enrico Dondi)&nbsp;</div> </blockquote> <div> &nbsp;</div> <div> È noto che Kalocsay aveva l’abitudine di modificare ripetutamente le sue traduzioni, sicché finora si potevano incontrare diverse versioni della stessa poesia (Rivista italiana di Esperanto, Literatura mondo, Itala antologio, Tutmonda sonoro).&nbsp;</div> <div> Adesso mi accorgo che sue traduzioni (dall’Inferno di Dante) sono apparse anche sulla rivista italiana. Ecco, quindi, come viene diversamente interpretato il famoso “gran rifiuto” (Inferno &nbsp;3,58-60):</div> <div> &nbsp;</div> <blockquote> <div> Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,</div> <div> vidi e conobbi l’ombra di colui</div> <div> 60 &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; che fece per viltade il gran rifiuto.</div> </blockquote> <div> &nbsp;</div> <div> &nbsp;</div> <blockquote> <div> Kelkajn rekonis mi, kaj jen vegetis</div> <div> ombro de tiu, kiu per abdiko</div> <div> 60 &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; poltrona la Rezignon Grandan metis.</div> <div> (1933, ristampa LF 1979)</div> </blockquote> <div> &nbsp;</div> <div> Kelkajn rekonis mi, kaj jen vegetis</div> <blockquote> <div> ombro de tiu, kiu el malpia</div> <div> 60 &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; malbravo la abdikon grandan metis.</div> <div> (Rivista italiana di Esperanto, dicembre 1931)</div> </blockquote> <div> &nbsp;</div> <div> Per completezza, ecco come il passo è stato tradotto da Enrico Dondi:&nbsp;</div> <blockquote> <div> Jen, mi rekonis kelkajn laŭvizaĝe</div> <div> kaj l’ ombron de la hom’, kiu konceptis</div> <div> fari rezignon grandan malkuraĝe.</div> </blockquote> </div>La granda kaldrono (Il grande calderone)2015-10-11T08:44:08+00:002015-10-11T08:44:08+00:00http://disvastigo.esperanto.it/index.php/letteratura/3844-la-granda-kaldrono-il-grande-calderoneNicola Minnajamassimo.ripani2@esperanto.it<div class="feed-description"><div> Le guerre che avevano funestado buona parte del secolo scorso avevano sconvolto anche il popolo esperantista, ed avevano lasciato tracce nella sua letteratura. Abbiamo qui passato in rivista le opere più significative di narrativa: Kiel akvo de l’ rivero, di R. Schwartz, si era soffermato sulle vicissitudini dei territori di confine fra Francia e Germania a cavallo della prima guerra mondiale, scivolando anche sulle vicende sentimentali di giovani, divisi dai confini nazionali; J. Baghy in in Viktimoj e Sur sanga tero aveva trasferito i suoi ricordi di prigioniero di guerra in Siberia: T. Soros in Modernaj Robinsonoj (tradotto in italiano col titolo Robinson in Siberia) aveva raccontato in prima persona il suo avventuroso ritorno da un campo di prigionia, e in Maskerado ĉirkaŭ la morto), tradotto in italiano col titolo Ballo in maschera a Budapest) la sua esperienza in uno dei periodi più cupi, la dominazione tedesca in Ungheria alla fine della prima guerra mondiale. Il pubblico si aspettava un romanzo meno episodico e più profondo, e accolse con favore l’opera di J. Francis, uscita nel 1974, ma scritta alla fine degli anni ’60, quando i ricordi erano più freschi. Il titolo è La granda kaldrono (Il gran calderone: così l’autore definisce la guerra,che raccoglie e consuma uomini e sentimenti, e la osserva soprattutto dal punto di vista del popolo scozzese &nbsp;travolto da impulsi diversi (da una falsa sicurezza di invulnerabilità all’impulso patriottico di fare il volontario, ma scegliendo l’arma più prestigiosa o con la divisa più bella, ai disagi nella vita civile). Il personaggio principale è una figura storica, un uomo politico scozzese , antimilitarista anche durante la guerra. A lui si affiancano due famiglie, pure scozzesi, i cui figli partecipano agli eventi bellici. La struttura narrativa è originale: i giovani protagonisti sono di &nbsp;due generazioni diverse, e la narrazione trascina il lettore da da una guerra all’altra quasi senza che se ne renda conto. Gli eventi militari sono diversi, ma l’angoscia che li accompagna li accomuna.</div> <div> E a questo punto voglio citare un’ altra testimonianza: Londonanidoj, Piccoli londinesi. &nbsp;Autobiografico, parla di un gruppo di ragazzi sfollati da Londra per sfuggire ai bombardamenti. Il libro è vivace, la lingua è matura: l’autore, D. W. Munns, faceva la scuola elementare e aveva appreso l’esperanto in un anno. Si tratta del primo ragazzo che abbia scritto in esperanto. Una promessa? purtroppo no. Morì improvvisamente &nbsp;a 15 anni, nel 1945, e il libro è stato pubblicato postumo nel ‘46. Ne lascio il ricordo con commozione.</div> </div><div class="feed-description"><div> Le guerre che avevano funestado buona parte del secolo scorso avevano sconvolto anche il popolo esperantista, ed avevano lasciato tracce nella sua letteratura. Abbiamo qui passato in rivista le opere più significative di narrativa: Kiel akvo de l’ rivero, di R. Schwartz, si era soffermato sulle vicissitudini dei territori di confine fra Francia e Germania a cavallo della prima guerra mondiale, scivolando anche sulle vicende sentimentali di giovani, divisi dai confini nazionali; J. Baghy in in Viktimoj e Sur sanga tero aveva trasferito i suoi ricordi di prigioniero di guerra in Siberia: T. Soros in Modernaj Robinsonoj (tradotto in italiano col titolo Robinson in Siberia) aveva raccontato in prima persona il suo avventuroso ritorno da un campo di prigionia, e in Maskerado ĉirkaŭ la morto), tradotto in italiano col titolo Ballo in maschera a Budapest) la sua esperienza in uno dei periodi più cupi, la dominazione tedesca in Ungheria alla fine della prima guerra mondiale. Il pubblico si aspettava un romanzo meno episodico e più profondo, e accolse con favore l’opera di J. Francis, uscita nel 1974, ma scritta alla fine degli anni ’60, quando i ricordi erano più freschi. Il titolo è La granda kaldrono (Il gran calderone: così l’autore definisce la guerra,che raccoglie e consuma uomini e sentimenti, e la osserva soprattutto dal punto di vista del popolo scozzese &nbsp;travolto da impulsi diversi (da una falsa sicurezza di invulnerabilità all’impulso patriottico di fare il volontario, ma scegliendo l’arma più prestigiosa o con la divisa più bella, ai disagi nella vita civile). Il personaggio principale è una figura storica, un uomo politico scozzese , antimilitarista anche durante la guerra. A lui si affiancano due famiglie, pure scozzesi, i cui figli partecipano agli eventi bellici. La struttura narrativa è originale: i giovani protagonisti sono di &nbsp;due generazioni diverse, e la narrazione trascina il lettore da da una guerra all’altra quasi senza che se ne renda conto. Gli eventi militari sono diversi, ma l’angoscia che li accompagna li accomuna.</div> <div> E a questo punto voglio citare un’ altra testimonianza: Londonanidoj, Piccoli londinesi. &nbsp;Autobiografico, parla di un gruppo di ragazzi sfollati da Londra per sfuggire ai bombardamenti. Il libro è vivace, la lingua è matura: l’autore, D. W. Munns, faceva la scuola elementare e aveva appreso l’esperanto in un anno. Si tratta del primo ragazzo che abbia scritto in esperanto. Una promessa? purtroppo no. Morì improvvisamente &nbsp;a 15 anni, nel 1945, e il libro è stato pubblicato postumo nel ‘46. Ne lascio il ricordo con commozione.</div> </div>L'esperanto, da 130 anni lingua viva2017-07-26T09:49:30+00:002017-07-26T09:49:30+00:00http://disvastigo.esperanto.it/index.php/notizie-mainmenu-69/3880-l-esperanto-da-130-anni-lingua-vivaRedazionemassimo.ripani2@esperanto.it<div class="feed-description">La lingua esperanto oggi spegne 130 candeline: tanti sono gli anni dalla sua presentazione da parte di Ludovico Zamenhof, che pubblicò a Varsavia un opuscolo ed una grammatica con le regole. Da allora l'esperanto si è diffusa in tutto il mondo e si è arricchita di una letteratura di vivacità, temi e di stili. La lingua permette una comunicazione neutrale tra persone di diversa cultura e molte persone - soprattutto adesso con internet - si sono avvicinate e si avvicinano a questa lingua, che ha preso nome dallo pseudonimo utilizzato da Zamenhof per firmare la sua pubblicazione ("Dottore Speranzoso"). Su Duolingo già un milione di persone ne ha iniziato l'apprendimento, iniziando a padroneggiare l'esperanto e la sua ricchezza espressiva. L'interesse continua ad essere vivo anche in Italia: sul territorio sono presenti numerosi gruppi locali che fanno riferimento alla Federazione Esperantista Italiana, che ha sede a Milano. Ogni anno si svolge nel nostro Paese un Congresso nazionale di Esperanto: quest'anno la manifestazione, giunta alla sua 84esima edizione, si svolgerà dal 26 agosto al 2 settembre 2017 ad Heraclea (Matera), dove oltre 300 delegati parleranno di "Cultura e comunicazione in Europa". </div><div class="feed-description">La lingua esperanto oggi spegne 130 candeline: tanti sono gli anni dalla sua presentazione da parte di Ludovico Zamenhof, che pubblicò a Varsavia un opuscolo ed una grammatica con le regole. Da allora l'esperanto si è diffusa in tutto il mondo e si è arricchita di una letteratura di vivacità, temi e di stili. La lingua permette una comunicazione neutrale tra persone di diversa cultura e molte persone - soprattutto adesso con internet - si sono avvicinate e si avvicinano a questa lingua, che ha preso nome dallo pseudonimo utilizzato da Zamenhof per firmare la sua pubblicazione ("Dottore Speranzoso"). Su Duolingo già un milione di persone ne ha iniziato l'apprendimento, iniziando a padroneggiare l'esperanto e la sua ricchezza espressiva. L'interesse continua ad essere vivo anche in Italia: sul territorio sono presenti numerosi gruppi locali che fanno riferimento alla Federazione Esperantista Italiana, che ha sede a Milano. Ogni anno si svolge nel nostro Paese un Congresso nazionale di Esperanto: quest'anno la manifestazione, giunta alla sua 84esima edizione, si svolgerà dal 26 agosto al 2 settembre 2017 ad Heraclea (Matera), dove oltre 300 delegati parleranno di "Cultura e comunicazione in Europa". </div>