La lingua araba, oggi

Giulio Soravia è docente di Lingua e letteratura araba all’Università di Bologna. Linguista di formazione, si interessa di Sudest asiatico, in particolare dell’Indonesia (dove ha compiuto molte ricerche), dell’Africa orientale (Somalia, dove ha insegnato tre semestri), della lingua e cultura dei Rom europei.

MR: Come si può riassumere la dinamicità della lingua araba? L’esistenza dell’arabo classico non penalizza l’evoluzione della lingua?

 

GS: Ovviamente la lingua araba è molto viva ed ha assunto funzioni ed usi che ne fanno una delle lingue più importanti a livello mondiale. La diglossia che vi permane come fattore dominante non ha impedito né lo sviluppo di una letteratura ricchissima e moderna, nel senso che si tratta di una letteratura che non solo può reggere il confronto con qualunque produzione in altre lingue, ma ha validità che travalica la fruizione locale. Voglio dire, gli autori contemporanei sono ad alto livello e incontrano perfettamente il gusto di lettori anche non arabi. Ne è riprova il numero elevato e crescente di traduzioni, anche in italiano.

Anche la saggistica nei vari campi ha conosciuto un pronto adeguamento per esempio nel lessico e nella varietà di settori interessati. Questo accompagnato da una tendenza a globalizzare temi e perdita di derive culturali proprie. Questo è un bene e un male, ma non direi che la lingua ne abbia sofferto, perché il “classico” ha saputo trasformarsi in ASM, cioè arabo standard moderno anche grazie alla non messa in discussione di continuare a usare la lingua unitaria a fronte dei vari “dialetti” di uso orale e informale (non scritto).

Resta il fatto che larga parte del mondo arabo ha una conoscenza dell’arabo scritto standard piuttosto approssimativa, ma questo è un difetto delle politiche educazionali dei vari paesi. Il vantaggio di una lingua comune supera largamente i difetti che non sorgerebbero in presenza di una maggiore valorizzazione dello studio della lingua moderna e di un’adeguata scolarizzazione che in molti paesi è carente.

Non mancano le voci “dissidenti”: direi che vale la pena di leggere il libro dell’egiziano Chérif Choubachy, La sciabola e la virgola, pubblicato in italiano da ObarraO di Milano. Il sottotitolo è già, rivelatore: La lingua del Corano è all’origine del male arabo? dove viene discusso con particolari e competenza – talvolta con qualche imprecisione o qualche ingenuità, perdonabili – tutta la questione. L’autore sostiene che l’arretratezza del mondo arabo, per sintetizzare, semplificando il discorso, è dovuta al fatto che la scuola deve perdere tempo a insegnare la lingua e che il peso della tradizione soffoca un utilizzo più veloce e meno impegnativo della lingua. Naturalmente è vero che l’arabo è stato vittima dell’essere la lingua divina e perciò intoccabile, ma di fatto ufficializzare l’uso dei dialetti frammenterebbe il mondo arabo e ciò avrebbe riflessi politici e pratici non indifferenti.

Ci sono state per altro proposte di riforma ortografica che semplificherebbero gli usi della lingua portandola più in direzione del parlato: per esempio l’accusativo dei nomi indeterminati (-an) che non viene pronunciato normalmente nel parlato anche standard abbisogna di una alif nella scrittura che non alcun valore fonico. Eliminare questa alif semplificherebbe molte cose. Oppure nelle forme verbali il duale tende a sparire come pure le due forme femminili della seconda e terza persona plurale. Adeguarsi al parlato anche nello scrivere renderebbe più agile la lingua. Ma in genere l’intellighenzia araba rifiuta ciò.

MR: I Cinesi con l'Istituto Confucio adesso stanno sostenendo attivamente l'insegnamento della loro lingua all'estero. Quali enti hanno la medesima funzione per quanto riguarda la lingua araba?

GS: Non mi consta che nel mondo arabo ci siano enti che svolgono funzione del tipo dell’Istituto Confucio (o per altro tipo Goethe Institut, British Council, Centres Culturels Français o magari la Dante Alighieri), ma molte iniziative esistono per l’insegnamento dell’arabo ai non parlati nativi in vari paesi. Uno dei più antichi e accreditati è l’Institut Bourghiba a Tunisi, in Egitto oltre a un efficentissimo dipartimento di italiano all’università di Ain Shams (direttore Rabie Salama) esistono moltissime possibilità di seguire corsi, così pure in Marocco, in Giordania (dove alla università di Al Bait esiste pure un dip. di italiano), in Yemen. In Siria esistevano pure ottimi corsi ma la situazione attuale… Ultimamente il governo saudita si sta dando da fare per propagandare lo studio dell’arabo all’estero finanziando molte università specialmente negli USA – forse anche Bologna in futuro. Naturalmente esistono in vari paesi università e accademie che monitorano l’uso della lingua (Egitto, Siria, Marocco).

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