La FEI aderisce ai Sette Punti della Società di Linguistica Italiana

Una lingua non rappresenta soltanto uno strumento di comunicazione ma assolve anche un importante ruolo identitario. L’Italia e l’Unione Europea devono avere quindi il coraggio di portare avanti iniziative e politiche linguistiche tali da permettere alla vita politica, economica e sociale da parte di tutti i cittadini senza discriminazioni. Il Vecchio Continente avrà davvero benefici dall’anglificazione verso cui puntano le istituzioni europee e università italiane come il Politecnico di Milano? Rinunciando alla propria lingua, l’Italia sarà davvero più competitiva?

La Federazione Esperantista Italiana non condivide questo orientamento e aderisce alle Sette tesi per la promozione di politiche linguistiche democratiche elaborate dal Gruppo di Studio sulle Politiche Linguistiche della Società di Linguistica Italiana. La difesa e la tutela del multilinguismo sono, infatti, le prime garanzie di democrazia che uno Stato deve garantire ai propri cittadini.

L’appiattimento sul modello del ‘solo inglese’ a scapito del multilinguismo e del multiculturalismo non solo non rappresenta un arricchimento per l’Europa ma offre lo scenario di una desertificazione nascosta dietro una apparente ‘internazionalizzazione’. Il patrimonio dell’Italia e dell’Europa è nella diversità e nella sfumature delle lingue, dei dialetti come anche di usi e costumi. Tutto questo dà vita a una grandissima molteplicità di idee, opinioni e voci alla base della democrazia e del rispetto dei diritti umani.

GRUPPO DI STUDIO SULLE POLITICHE LINGUISTICHE – SOCIETÀ DI LINGUISTICA ITALIANA

Sette tesi per la promozione di politiche linguistiche democratiche

1. Una politica linguistica democratica si fonda sul riconoscere che ogni sistema linguistico – o ‘lingua storico-naturale’ (espressione che comprende lingue, dialetti, lingue ‘segnate’) – ha per chi ne fa uso nativamente o no e merita per chi lo incontra e per i decisori amministrativi e politici un pari grado di dignità, indipendentemente dalla consistenza numerica dei locutori e dal patrimonio storico-testuale prodotto nel tempo. 2. Ogni lingua storico-naturale va considerata in tutte le sue componenti di variazione e di variabilità, indipendentemente dalla presenza di una varietà standardizzata.

3. Principio basilare dell’educazione linguistica è che per chi va apprendendo la sua lingua materna e attraverso questa va maturando le sue capacità di linguaggio (inclusa in ciò la capacità di apprendere poi lingue altre) non ha rilevanza immediata la collocazione di tale lingua negli usi e nelle dinamiche di società plurilingui. Essa è un patrimonio nativo che

esige comunque rispetto nella società, nell’istruzione scolastica e nelle istituzioni.

4. La generalità dei paesi del mondo è caratterizzata sia dalla coesistenza di lingue diverse, dal multilinguismo, sia dal costituirsi di gerarchie tra le diverse lingue coesistenti, tra le quali in generale a una sono assegnate funzioni dominanti nell’uso scritto e negli usi pubblici e formali. È un diritto di ogni persona potere accedere a tali usi per averne piena padronanza.

5. Il plurilinguismo degli individui e il multilinguismo delle società e dei paesi è un valore da tutelare e promuovere in una prospettiva che voglia essere democratica: a esso dunque occorre ispirare analisi e proposte in materia di pratiche educative, politiche linguistiche implicite o esplicite e promozione di studi e ricerche, fatta salva l’opportunità storica e civile di assicurare e promuovere altresì, per quanti lo vogliano, la convergenza dei cittadini di uno stesso paese multilingue verso l’apprendimento e l’uso di una stessa lingua negli usi pubblici e ufficiali.

6. Una politica linguistica democratica trova base nei documenti internazionali che sanciscono il diritto all’uso parlato e scritto della propria lingua come un diritto umano.

7. Tale diritto e il valore del plurilinguismo e multilinguismo sono protetti e promossi dagli artt.3 c.2, 6, 9 e 21 della Costituzione della Repubblica italiana.

Il comitato di coordinamento del GSPL

Emanuele Banfi, Augusto Carli, Vittorio Dell’Aquila, Tullio De Mauro, Gabriele Iannàccaro

 

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