"ANNO EUROPEO DEL DIALOGO INTERCULTURALE"

 

 A ROMA AL VIA IL CONVEGNO D'APERTURA:"L'EUROPA RADICI COMUNI MA NON ANCORA UNA COMUNITA'"

(2008-02-14)

 

    La giornata di apertura dell’Anno Europeo del Dialogo Interculturale 2008 (11 febbraio) può essere considerata una cerimonia ma vuole essere soprattutto una giornata di confronto, di comprensione, per vedere quello che è stato fatto e quello che è necessario fare in futuro.

 

  L’Europa, pur avendo radici comuni profonde, non è ancora una singola comunità. E’ necessario  sviluppare maggiormente un comune sentire per farla diventare  un unicum. E l’Anno Europeo del Dialogo Interculturale, insieme al progetto Mosaico che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha elaborato, è un’occasione per accrescere la conoscenza e la comprensione reciproca. L'arte e la cultura possono, infatti, essere momento di insegnamento.

” Con queste parole l’On. Andrea Marcucci, Sottosegretario di Stato del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha ufficialmente aperto a Roma, il 12 febbraio, con un convegno l’Anno Europeo del Dialogo Interculturale, iniziativa di grande respiro targata EU per la quale sono stati stanziati dieci milioni di euro.  Un progetto lanciato dal Commissario Europeo Jan Figel per promuovere una vera interazione culturale  tra tutti i paesi europei.

 

  L’Italia, attraverso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, partecipa all’Anno con un programma “Mosaico: Melting colours of Europe”, un progetto multidisciplinare  annuale che prevede otto appuntamenti tra cui  dibattiti,  mostre, performance, conferenze. E il primo appuntamento in agenda è stato proprio il convegno svoltosi all’Auditorium- Parco della Musica in questi giorni.

Articolato in tre sessioni, l’incontro ha visto la partecipazione di filosofi, artisti, scrittori, rappresentanti istituzionali. Ognuno ha  cercato, raccontando il proprio lavoro o le proprie esperienze, di dare un senso all’interculturalità, di indicare una strada, di svelare le insidie che si nascondono sulla strada di una piena integrazione culturale dei 27 paesi che attualmente costituiscono l’Unione Europea.

 

  Nella prima sessione dedicata a “Dialogo e creatività artistica”, si segnalano  gli interventi di Claudio Baglioni, Patricia Adkins Chiti e Virgilio Dastoli.

Il primo ha parlato in veste di socio promotore e fondatore della  Fondazione O’Scià, una manifestazione  nata sei anni fa  a Lampedusa che fa della musica il suo cavallo di battaglia per

promuovere il dialogo interculturale quale fondamento di un nuovo modello di convivenza civile, pacifica e solidale. “Con il nostro progetto, un grande concerto di tre giorni in una spiaggia di Lampedusa, vogliamo  sconfiggere la diffidenza verso la differenza, la difficoltà di concepire il prossimo, l’altro da sé. 160 artisti a titolo gratuito hanno preso parte, in questi anni,  a questa iniziativa che intendiamo portare anche in Senegal e in Libia,” ha affermato il famoso cantante che nel 2007 ha realizzato O’Scià a Malta.

Il Presidente della Fondazione Adkins Chiti - Donne in Musica, Patricia Adkins Chiti, dopo aver sottolineato il suo impegno trentennale nel promuovere il contributo di tutte le donne di ieri e di oggi al mondo della musica, ha presentato tre nuove pubblicazioni  della Fondazione tra cui “Jamila e le altre”, un testo in tre lingue in cui si racconta della fertile partecipazione femminile, fin da epoche lontanissime, alla creazione della musica nel mondo Mediterraneo. “Il dialogo interculturale per me non è una frase, fa parte della mia vita di tutti i giorni, è la nostra missione. Siamo attenti anche alla musica degli emigrati che arrivano nel nostro paese portando la loro musica, quasi come una dote.” ha  spiegato Patricia Adkins Chiti.

Nel corso del suo intervento, Virgilio Dastoli, Direttore della rappresentanza della CE in Italia, ha invece rivelato gli allarmanti risultati di un recente sondaggio svolto in Europa. “Negli ultimi tempi, è cresciuta in maniera considerevole, ed in alcuni paesi ad un livello impressionante, la paura dell’invasione dell’altro, ovvero la paura dell’altro quello che in greco si dice la xenofobia. Questo ci rivela in fondo  come noi reagiamo al fenomeno dell’immigrazione. A questo punto, diventano preziose iniziative come l’ Anno Europeo del Dialogo Interculturale che possano favorire la conoscenza dell’altro e il rispetto della diversità. Anche perché le nostre istituzioni non hanno spiegato a sufficienza i grandi vantaggi che noi abbiamo tratto dall’allargamento dell’Unione Europea. Si sottolineano spesso i problemi ma non abbastanza i vantaggi non solo economici ma anche culturali.”

 

  “Intercultura tra Balcani e Mediterraneo” è stato il tema della seconda sessione dei lavori. Un argomento attuale sul quale si sono espresse diverse personalità tra cui  Predrag Matvejevic, Younis Tawfik e Sandro Gozi.

Il guru  del mondo balcanico, Predrag Matvejevic, Presidente del Comitato Internazionale della Fondazione Laboratorio Mediterraneo, ha sottolineato l’importanza di avvicinare il mondo europeo al mondo dei Balcani. “Si confrontano due concetti: uno dell’Europa  e uno dell’altra Europa. Ma cos’è l’alterità dell’altra Europa? Mi arrabbio quando sento dire  ‘Praga entra in Europa, Pietroburgo non è entrata ancora in Europa’.  Sono concetti assolutamente sbagliati perché abbiamo radici fortissime in comune. Con i  Balcani, culla della cultura europea e della teologia bizantina, l’Europa ha tentato quindici anni fa  un avvicinamento ma non è riuscito.  E adesso che la situazione potrebbe ridiventare critica con la prossima proclamazione d’indipendenza del Kossovo e la reazione della Serbia, i Balcani hanno bisogno veramente dell’Europa. Certo, una parte dei Balcani  non è molto sviluppata, in alcune aree  la Mediterraneità riesce a penetrare ma in altre zone si impone la ‘continentalità’, un atteggiamento di chiusura. L’Europa deve però costruire un approccio comprensivo verso questi paesi tenendo conto che sono molto esauriti, in preda a tante contraddizioni, con una guerra da poco alle spalle. E allo stesso tempo, avvalersi di alcune componenti etniche per lavorare sulla stabilità. In Bosnia, per esempio, vivono i mussulmani più laici del mondo che potrebbero essere un  trait d’union con gli altri mussulmani. Un islam europeo che, a dire il vero, l’Europa ha lasciato calpestare, non ha saputo difendere durante la guerra.”

 

  Molti sono stati i  dubbi sollevati dallo scrittore iracheno Younis Tawfik. “C’è  bisogno di un dialogo interculturale. Ma siamo veramente pronti?” si chiede Tawfik. “Noto che emergono aspetti che mi lasciano perplesso per quanto riguarda il dialogo e la multiculturalità. In Italia, la multiculturalità è vista con un fatto esotico, romantico. Finchè questa cultura appartiene all’altro è accettabile, da scoprire ma quando si intreccia con la nostra diventa un problema. Purtroppo la cultura dell’altro è ancora racchiusa in un quadro di ambiguità e c’è ancora molto lavoro da fare in questo senso”.

Sandro Gozi, Presidente del Comitato Internazionale della Fondazione Laboratorio Mediterraneo, ha invece posto l’accento sul concetto di frontiera e sull’importanza di dare un senso politico al vicinato. “Cos’è un vicino? Non è una persona che fa parte della nostra famiglia, ma altresì una persona che occupa uno spazio vicino al nostro. Dobbiamo abbandonare l’idea, parlando dei Balcani,  di un’altra Europa, diversa dalla nostra. Eliminare il concetto in-out, noi-voi. E’ necessario avvicinarsi sempre di più per vivere meglio e adottare il principio delle frontiere semiaperte”.

 

  Argomento dell’ultima sessione è stato “Minoranze e multilinguismo in Europa”, un tema delicato dibattuto da diversi relatori tra cui  Giacomo Marramao, Clara Albani e Alexian Santino Spinelli.

Dopo aver annunciato che la lingua che tutti saremo presto costretti ad usare sarà il “broken English”, il filosofo  Giacomo Marramao ha affermato che in realtà la lingua culturale dell’Unione Europea è la traduzione. “Il multiculturalismo implica una società plurale e il confronto genera non solo armonie ma anche dissonanze. L’ordine dell’Europa sarà forzatamente cacofonico ma ci deve essere una comunanza di progetti, di valori, di quadri normativi”.

 

  Clara Albani, Direttrice dell’Ufficio del Parlamento Europeo per l’Italia, ha fornito alcuni dati che ci danno ben conto del multilinguismo del Parlamento Europeo. “Nel Parlamento dell’Unione Europea si parlano 23 lingue. Tutti i documenti prodotti vengono tradotti in 23 lingue e tutti i deputati possono esprimersi nella loro lingua. Questa mi sembra la risposta più bella al problema del multilinguismo. L’Unione Europea è in fondo una palestra dove si impara a rispettare la cultura degli altri. Spesso ci vengono rimproverati i costi che questo comporta ma questo è il costo della democrazia”. Clara Albani ha anche ricordato come il Parlamento Europeo abbia fatto molto per introdurre le lingue minoritarie nei rapporti amministrativi ed in molte altre situazioni, un’azione protettiva che prima era lasciata alla buona volontà dei singoli governi.

Alexian Santino Spinelli, artista rom e docente di lingua e cultura romanì, ha invece parlato della sua cultura minoritaria e di quanto questa abbia arricchito le varie culture con cui è venuta in contatto. “La cultura rom viene dall’India ed è arrivata con i rom in Europa senza portare nessuna guerra. La nostra musica  contaminandosi con altre ha dato origine a nuovi suoni. In alcuni paesi,  come in Russia e Romania, la musica rom è addirittura diventata la musica nazionale. In tutti i paesi europei ci sono rom, in Italia ne vivono oltre 13.000 e molti di loro sono italiani. Abbiamo però ancora la nostra lingua e vogliamo che continui a vivere”.

 

  Il convegno è stato chiuso dall’intervento del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Francesco Rutelli, e da quello del Commissario Europeo Jan Figel.

Il primo ha ricordato come  contro la moltiplicazione delle criticità e dell'incomprensione tra culture e popolazioni la cultura sia l'unica strada per l'integrazione e  come dalla pluralità possa scaturire un’unità. ''Penso che il governo italiano abbia scelto, d'intesa con l'Unione Europea, una strada intelligente e vedo qui la traccia di quella tolleranza, di quel dialogo, di quella costruzione che ci fa smettere di teorizzare astrattamente il multiculturalismo e concretamente realizzare la conoscenza di valori delle altre culture attraverso cui è sempre cresciuta l'Italia'', ha concluso il ministro Rutelli.

Il Commissario Europeo Jan Figel ha infine sottolineato come la diversità e l’unità siano  due facce della stessa medaglia. “Se la prima cresce ogni giorno, la seconda va promossa di pari passo, d’altra parte l'Europa non vuole essere un melting pot ma piuttosto un mosaico”. (14/02/2008-Letizia Guadagno-ITL/ITNET)

 

Italian Network 14/2/08