«Esprimo tutta la mia soddisfazione e quella di tutta l’Associazione Radicale Esperanto per la notizia che il Tar ha accolto il ricorso contro l’annunciata politica linguistica del Politecnico di Milano, che avrebbe portato a partire dal prossimo anno alla totale esclusione dell’italiano come lingua di erogazione dei corsi di laurea magistrali. Mi è particolarmente caro citare alcuni passi della sentenza, che ribadiscono principi sostenuti da sempre dall’ERA: “Come già evidenziato l’uso esclusivo della lingua inglese apre l’Ateneo ai paesi la cui cultura si connota per l’uso dell’inglese, ma non si tiene conto dell’ampio respiro sotteso all’esigenza di internazionalizzazione, che comporta un’apertura verso il pluralismo culturale, mantenendo la centralità della lingua italiana e non un’apertura selettiva, perché limitata ad una particolare lingua. Non si vuole negare che, come è noto, l’uso della lingua inglese sia particolarmente diffuso, ma ciò non significa che l’uso obbligatorio ed esclusivo di questa lingua favorisca l’internazionalizzazione dell’Ateneo, perché manca ogni correlazione tra l’uso dell’inglese e la possibilità di diffondere le conoscenze, la didattica, le modalità di insegnamento praticate dal Politecnico in relazione ai contenuti dei diversi corsi che compongono le lauree magistrali e i dottorati.


Del resto, ci si è già soffermati sul fatto che la marginalizzazione dell’italiano, che così si verifica, oltre a contrastare con il principio del primato della lingua italiana, contrasta anche con l’obiettivo dell’internazionalizzazione, perché l’esclusione dell’italiano dagli insegnamenti specialistici comporta che l’apertura verso l’estero sia unidirezionale, ossia diretta a favorire, con l’uso di una particolare lingua straniera, la diffusione delle conoscenze e dei valori che tipicamente in quella lingua si esprimono, dimenticando però che l’internazionalizzazione implica anche diffusione delle conoscenze e dei valori che, nei diversi insegnamenti, sono apportati dalla cultura italiana e che in italiano si manifestano”. La vera internazionalizzazione consisterebbe nell’ “attivare strumenti che consentano agli studenti stranieri di sperimentare e conoscere la didattica italiana”. Conseguentemente “le scelte compiute dal Senato accademico con le delibere impugnate si rivelano sproporzionate, sia perché non favoriscono l’internazionalizzazione dell’Ateneo, ma ne indirizzano la didattica verso una particolare lingua e verso i valori culturali di cui quella lingua è portatrice, sia perché comprimono in modo non necessario le libertà, costituzionalmente riconosciute, di cui sono portatori tanto i docenti, quanto gli studenti”.

 

Lezione, questa del Tar Lombardia, che dovrebbe valere per tutta l’Europa. In un momento in cui i veri “temi caldi” dell’UE riguardano l’esclusione dei prodotti culturali dal futuro accordo di libero scambio con gli USA e la proposta del Presidente francese Hollande di costruire in due anni un governo federale per l’eurozona, bisogna ribadire con forza e convinzione che la politica linguistica ha un’importanza primaria, in quanto condizione sine qua non di uno sviluppo democratico e  indipendente del nostro continente. L’Europa deve saper catalizzare tutti i benefici possibili che le potranno derivare da due spinte confluenti e che si rafforzano l’una con l’altra, quella del rilancio delle lingue e culture dei popoli europei e quella derivante dalla lingua federale europea che ci vedrà, linguamadre inglese e non, finalmente giocarcela ad armi pari e lancerà le Nazioni Unite d’Europa come polo di attrazione culturale e creativo mondiale, vedendo in noi partner più giusti, aperti, democratici e affidabili che non gli Stati Uniti o il blocco dei paesi anglofoni nel suo complesso».