La O.de E.

La proposta di Gianfranco Dell’Alba dell’esperanto come lingua-ponte è stata respinta tra l’altro perché “l’esperanto non ha una cultura”.

Molti esperantisti confuterebbero con facilità tale asserzione ma l’esperanto, secondo i linguisti, sarebbe all’altezza di funzionare come lingua-ponte se l’Ue fosse interessata a sperimentarla anche se in un ambito limitato?

"L’esperanto non possiede neanche un centesimo della terminologia usata ogni giorno nelle istituzioni europee- afferma Detlev Blanke della Società di Interlinguistica tedesca. –Ciò significa che è sciocco, anzi è dannoso, affermare che l’esperanto è pronto per funzionare subito nell’Ue".

L’interlinguista tedesco lamenta che degli esperantisti troppo entusiastici, ma disinformati dal punto di vista scientifico, amplificano esageratamente l’attuale stato dell’esperanto come lingua-ponte per l’interpretariato. La terminologia si sviluppa soltanto per bisogni obiettivi. Ciò manca nell’esperanto in molte materie. "Tuttavia, il sottosviluppo secondo il punto di vista terminologico non è in se stesso una catastrofe. Usiamo l’intelligenza e presentiamo l’esperanto come un modello migliorabile con la pianificazione linguistica”.

"Le carenze terminologiche non riguardano solo l’esperanto ma anche altre lingue, anche se in misura minore -continua Blanke-. A Vilnius il governo paga un gran numero di traduttori per rendere in lituano 85.000 pagine di norme comunitarie, leggi ed altri documenti europei similari. I traduttori incontrano grandi problemi non soltanto per la quantità di pagine e l’urgenza ma anche per la mancanza di termini che, quindi, devono esser creati dai traduttori".

"Le comunità linguistiche dei nuovi membri Ue dispongono di professionisti, denaro e attrezzature. Quindi con la pianificazione linguistica –pianificazione terminologica- si può adattare ogni lingua alle necessità tecnico-scientifiche. Quasi tutto ciò manca in esperanto”- dice Blanke.

Blanke vede un ulteriore ostacolo: "Nella comunità esperantista solo pochi si interessano di politica linguistica, pianificazione linguistica e terminologia. Purtroppo l’Accademia di Esperanto, che secondo me deve essere riformata completamente, non ha mai affrontato seriamente il problema. Da anni predico perché si affrontino i problemi più sistematicamente ma senza una grande risposta”.

Da “ La Ondo de Esperanto” n.5 2004

Trad. Giorgio Bronzetti