lingua inglese

  • Bilinguismo segreto in Africa

    Il Togo è un Paese africano con una popolazione di quasi 7 milioni di abitanti. La lingua ufficiale dello Stato è il francese. Il numero di lingue locali è stimato tra 30 e 42. Due di esse, Ewe e Kabyya (Ewe e Kabiye), sono riconosciute come ufficiali, e l'Ewe è effettivamente usata come lingua ponte nazionale.

    Il Ghana è un altro Stato, anch'esso situato nel continente africano: vi vivono circa 22 milioni di persone. Anche la lingua ufficiale di questo paese è di origine europea: l'inglese. Le lingue locali raggiungono il numero di 35-50. Tra queste, undici hanno ricevuto lo status ufficiale, mentre Twi (Twi) è usato come lingua ponte.

    Monato ha intervistato il Prof. Koffi Ganyo Agbefle. È ricercatore presso il dipartimento di lingua francese dell'Università del Ghana, con sede a Legon, Accra. Dal 2013 è responsabile della ricerca all'interno del suo dipartimento universitario ed è coordinatore del laboratorio DELLA (Didactics and Teaching of Languages ​​and Literatures in Africa, (Didattica e insegnamento delle lingue e letterature in Africa). Agbefle conduce diversi progetti di ricerca in Africa, Europa e Canada. Ha scritto venti articoli scientifici apparsi su riviste internazionali. I suoi temi di ricerca più comuni sono: politica linguistica, insegnamento del francese come lingua straniera, sociolinguistica delle lingue francese e africana, diritti linguistici e diversità culturale. Ha gentilmente accettato di spiegare la complessa e diversa situazione linguistica che attualmente caratterizza i due paesi sopra menzionati.

  • Comunicato sulla questione del "Prin"

    La Federazione Esperantista Italiana, come rappresentante in Italia del movimento per la lingua internazionale esperanto e cioè' del movimento per una soluzione equa nel campo della comunicazione internazionale e per il rispetto dei diritti linguistici di tutti a tutti i livelli, sente il dovere di unire la sua voce a quella della Accademia della Crusca nella critica all'azione del Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca per quanto riguarda la costante azione di promozione dell'inglese a danno dell'italiano in Italia. Alcuni mesi fa ci fu la decisione del MIUR di far presentare le domande di partecipazione al “Prin”, il bando per il finanziamento dei progetti universitari di interesse nazionale, obbligatoriamente in inglese, decisione immotivata e lesiva dell'interesse nazionale. Non vogliamo nemmeno soffermarci sull'assurdità della necessaria conoscenza dell'inglese per poter insegnare l'italiano. Adesso si aggiunge un testo, il sillabo sull'educazione all'imprenditorialità, in cui, come asserisce la Crusca, «l'adozione di termini ed espressioni anglicizzanti non è più occasionale. imputabile magari a ingenue velleità di "anglocosmesi", bensì diventa programmatica, organica e assurge a modello su cui improntare la formazione dei giovani italiani » . A ciò si aggiungano le dichiarazioni della ministra Valeria Fedeli: «È sbagliato porre in alternativa l'italiano - il cui valore va non solo difeso, ma anche consolidato e promosso come ha fatto iI Miur - e l'inglese, che ritengo debba diventare lingua obbligatoria fin dalla scuola dell'infanzia, insegnato da docenti madrelingua». Sostanzialmente la ministra afferma che i giovani inglesi dovrebbero venire in Italia ad insegnare l'inglese mentre i giovani italiani dovrebbero continuare ad emigrare a Londra come camerieri, che e' quello che il suo governo ha incentivato negli ultimi anni. Ci sembra che la misura sia colma e che non valga nemmeno la pena di parlare alla ministra di esperanto, in quanto soluzioni eque e tese a tutelare i parlanti di tutte le lingue, compreso l'italiano, non interessino chi segue in questo ed altri campi solo i dettati della Goldman Sachs e simili poteri forti.
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