Diritti linguistici

  • Bilinguismo segreto in Africa

    Il Togo è un Paese africano con una popolazione di quasi 7 milioni di abitanti. La lingua ufficiale dello Stato è il francese. Il numero di lingue locali è stimato tra 30 e 42. Due di esse, Ewe e Kabyya (Ewe e Kabiye), sono riconosciute come ufficiali, e l'Ewe è effettivamente usata come lingua ponte nazionale.

    Il Ghana è un altro Stato, anch'esso situato nel continente africano: vi vivono circa 22 milioni di persone. Anche la lingua ufficiale di questo paese è di origine europea: l'inglese. Le lingue locali raggiungono il numero di 35-50. Tra queste, undici hanno ricevuto lo status ufficiale, mentre Twi (Twi) è usato come lingua ponte.

    Monato ha intervistato il Prof. Koffi Ganyo Agbefle. È ricercatore presso il dipartimento di lingua francese dell'Università del Ghana, con sede a Legon, Accra. Dal 2013 è responsabile della ricerca all'interno del suo dipartimento universitario ed è coordinatore del laboratorio DELLA (Didactics and Teaching of Languages ​​and Literatures in Africa, (Didattica e insegnamento delle lingue e letterature in Africa). Agbefle conduce diversi progetti di ricerca in Africa, Europa e Canada. Ha scritto venti articoli scientifici apparsi su riviste internazionali. I suoi temi di ricerca più comuni sono: politica linguistica, insegnamento del francese come lingua straniera, sociolinguistica delle lingue francese e africana, diritti linguistici e diversità culturale. Ha gentilmente accettato di spiegare la complessa e diversa situazione linguistica che attualmente caratterizza i due paesi sopra menzionati.

  • Esperanto e diritti umani: un legame forte e attuale

    Ogni anno la comunità esperantista celebra il 15 dicembre, data di nascita di Ludovico Zamenhof, l'autore del primo libro in lingua esperanto. Il 10 dicembre si celebra la Giornata dei diritti umani. Questa è la data del 1948 in cui la Dichiarazione universale dei diritti umani fu accettata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

    Cosa può unire queste due date? Innanzitutto il fatto che già nel 1947 il nuovo statuto dell'Associazione Mondiale per l'Esperanto conteneva una dichiarazione secondo cui il rispetto dei diritti umani è una condizione necessaria per il nostro lavoro come organizzazione non governativa. In secondo luogo il movimento esperantista da sempre promuove la comprensione internazionale, da un lato, e il riconoscimento dei diritti umani universali, dall'altro.

    L'esperanto si è diffuso proprio per questo: è una lingua patrimonio di tutta l’umanità e non di un singolo popolo o Paese, attraverso la quale persone di diverse culture possono pacificamente e fraternamente mettersi in comunicazione.

    Il richiamo della Carta al "rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti, indipendentemente da razza, genere, lingua o religione", ci ricorda che l'intolleranza e lo spregio delle differenze linguistiche spesso costituisce la radice della xenofobia e può portare a conflitti violenti tra gli uomini. Questo è il motivo per cui l'Associazione Mondiale per l'Esperanto e la sua sezione italiana, la Federazione Esperantista italiana (www.esperanto.it) promuovono l'uso dell'esperanto e sostengono tutti gli sforzi in direzione dell'uguaglianza, la tolleranza e la pace.

  • Esperanto e diritti umani: un legame forte e attuale

    Ogni anno la comunità esperantista celebra il 15 dicembre, data di nascita di Ludovico Zamenhof, l'autore del primo libro in lingua esperanto. Il 10 dicembre si celebra la Giornata dei diritti umani. Questa è la data del 1948 in cui la Dichiarazione universale dei diritti umani fu accettata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

    Cosa può unire queste due date? Innanzitutto il fatto che già nel 1947 il nuovo statuto dell'Associazione Mondiale per l'Esperanto conteneva una dichiarazione secondo cui il rispetto dei diritti umani è una condizione necessaria per il nostro lavoro come organizzazione non governativa. In secondo luogo il movimento esperantista da sempre promuove la comprensione internazionale, da un lato, e il riconoscimento dei diritti umani universali, dall'altro.

    L'esperanto si è diffuso proprio per questo: è una lingua patrimonio di tutta l’umanità e non di un singolo popolo o Paese, attraverso la quale persone di diverse culture possono pacificamente e fraternamente mettersi in comunicazione.

    Il richiamo della Carta al "rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti, indipendentemente da razza, genere, lingua o religione", ci ricorda che l'intolleranza e lo spregio delle differenze linguistiche spesso costituisce la radice della xenofobia e può portare a conflitti violenti tra gli uomini. Questo è il motivo per cui l'Associazione Mondiale per l'Esperanto e la sua sezione italiana, la Federazione Esperantista italiana (www.esperanto.it) promuovono l'uso dell'esperanto e sostengono tutti gli sforzi in direzione dell'uguaglianza, la tolleranza e la pace.

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